La 8ª Commissione Ambiente del Senato ha approvato all’unanimità la risoluzione sui Contratti di Fiume, presentata dal senatore Gianni Rosa insieme ai colleghi di Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi, Maria Nocco e Antonella Zedda. L’atto (risoluzione n. 7-00026) punta a rafforzare la tutela dei bacini idrografici, contrastare il dissesto idrogeologico e promuovere una gestione partecipata e sostenibile delle risorse idriche. Il voto unanime è il risultato di un percorso di confronto che ha coinvolto anche le forze di opposizione, tra cui Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, attraverso la presentazione di proposte di integrazione. Ne è scaturito un accordo trasversale sul potenziamento dei Contratti di Fiume, strumento di tutela e gestione del territorio.
La risoluzione recepisce molte delle proposte avanzate dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume a partire dal 2023, in occasione del XII incontro di Napoli e del successivo XIII incontro dell’Aquila. "È una buona notizia per la comunità dei Contratti di Fiume", dichiara Massimo Bastiani, coordinatore del Tavolo Nazionale. "Un riconoscimento particolarmente significativo mentre ci prepariamo a celebrare, nel 2027, i vent’anni dalla nascita del Tavolo. Grazie al lavoro svolto e al riconoscimento ottenuto con le risoluzioni approvate alla Camera e al Senato, i Contratti di Fiume si affermano sempre più come infrastrutture strategiche di governance, indispensabili per il futuro ecologico ed economico del Paese. I 109 Contratti di Fiume sottoscritti in Italia coinvolgono già oltre 2000 comuni: circa un quarto del totale nazionale".
Investire nei Contratti di Fiume significa investire nella prevenzione: un principio che la risoluzione contribuisce a rafforzare e che Bastiani richiama alla luce dello squilibrio tra le risorse destinate alla riduzione del rischio e quelle impiegate per affrontare le conseguenze delle calamità. "I dati storici analizzati nei rapporti dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) - prosegue Bastiani - evidenziano che alla prevenzione è destinato soltanto il 9 per cento circa delle risorse complessive per il dissesto idrogeologico, mentre il restante 91 per cento viene assorbito dalla gestione delle emergenze e dalla riparazione dei danni. La carenza di investimenti preventivi contribuisce all’aumento dei costi degli interventi successivi agli eventi calamitosi: negli ultimi anni, la spesa annua per riparare i danni da dissesto idrogeologico è triplicata, raggiungendo una media di 3,3 miliardi di euro".
Francesco Domenico Moccia del Consiglio direttivo dell'Istituto Nazionale di Urbanistica e componente del Comitato di Pilotaggio del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume considera l’evento come "un ulteriore incoraggiamento ad inserire nella pianificazione territoriale ed urbanistica e nei Contratti di Fiume come strumento attuativo degli obiettivi di transizione ecologica in specie per lo sviluppo delle infrastrutture verdi e della sicurezza idraulica".