La fase storica, per le città e i territori, è cruciale. Le sfide economiche e ambientali mettono in discussione qualità dello sviluppo ed equilibri consolidati. I centri storici, con tutte le loro caratteristiche che uniscono bellezza e fragilità, rientrano a maggiore ragione in questa constatazione. L’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (ANCSA) ne prende atto e promuove, dal 19 al 21 novembre prossimi a Bologna, nella Sala Borsa di Palazzo Pepoli, “un’occasione straordinaria di confronto sui temi della rigenerazione delle città e dei centri storici. L'Associazione, in dialogo con numerose Società scientifiche, riunirà politica e pubblica amministrazione, mondo economico e imprenditoriale, progettisti e studiosi per affrontare le principali sfide che investono oggi le città: pressione turistica, conflitti sociali, finanziarizzazione dei contesti storici e cambiamenti climatici. L’obiettivo è definire linee di intervento condivise, sul piano tecnico e culturale, capaci di orientare le politiche di rigenerazione urbana dei prossimi anni”.
Gli Stati Generali dell'ANCSA, patrocinati dall’Istituto Nazionale di Urbanistica, si intitolano “Abitare i centri e le città storiche”, a sintetizzare secondo il presidente Stefano Storchi un tema con l’ambizione di riportarlo “all'attenzione della politica, dei saperi tecnici e delle componenti economiche del nostro Paese. Non solo alla luce delle proteste in atto da parte dei giovani che investono anche il tema della casa, ma perché da troppi anni è assente una visione politica complessiva sulla città, sui suoi bisogni e sui suoi tessuti storici”.
Storchi rileva: “Siamo a un passaggio critico per le città e per i cittadini. L'assalto alle città e ai centri storici da parte di fondi e soggetti della finanza internazionale è evidente da tempo. Le locazioni brevi rappresentano certamente un fenomeno che ha contribuito alla degenerazione del mercato immobiliare e alla conseguente espulsione dei ceti e delle funzioni più deboli dalle parti di maggior pregio delle nostre città. Ma io credo che anche questi siano gli esiti di un problema che sta a monte: la rinuncia a governare il mercato. È una scelta che la politica italiana ha compiuto già alla fine degli anni Novanta e che oggi esplode con tutte le sue conseguenze più drammatiche sul piano sociale. I rischi sono quelli della perdita di significato di intere parti delle città ridotte ad un mero ruolo turistico, ma anche del consolidarsi dei meccanismi finanziari che guidano lo sviluppo delle nostre città”.
Il presidente dell’ANCSA ha chiare le necessità: “Oggi ciò che possiamo e dobbiamo fare è affermare la priorità dell'abitare in tutti i quartieri delle città - e quindi soprattutto nel centri storici - e affermare il diritto all'abitare per tutti i cittadini. L'opportunità che possiamo avere è di trasformare questi principi in obiettivi condivisi da parte delle istituzioni e dei soggetti attivi nel campo dell'urbanistica e del sapere. Dobbiamo costruire un fronte coeso attorno a tutto ciò. Non partiamo certo da una posizione di forza, ma possiamo costruirla attraverso il confronto e il lavoro in comune. Per avviare questo cammino l'ANCSA mette a disposizione di tutti lo sforzo organizzativo prodotto in questi mesi di costruzione degli Stati Generali”.
Andrea Scarchilli - Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica