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Urbanistica e Partecipazione: i risultati del questionario di INU Giovani

08/02/2022

I risultati del questionario nazionale che ha coinvolto cittadini, istituzioni ed enti non profit tra settembre e ottobre 2021

 

Hai mai preso parte a un’attività di partecipazione in ambito urbanistico? Ne hai mai organizzata una? Con quali attori hai interagito? Queste sono alcune delle domande del questionario nazionale promosso dal gruppo di lavoro "Urbanistica e Partecipazione" di INU Giovani tra settembre e ottobre dello scorso anno. Le domande, erogate online e diffuse tramite i canali dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, hanno coinvolto un campione composito di privati cittadini, enti pubblici e organizzazioni non profit, al fine di restituire uno spaccato di come la partecipazione in urbanistica sia effettivamente inserita nelle pratiche di governo del territorio.

IL PROBLEMA

Il tema della partecipazione in urbanistica è oggetto di studio in letteratura scientifica ormai da molto tempo: l’attivazione di processi di trasformazione di città e territori con il coinvolgimento attivo della cittadinanza è considerato un importante pilastro per una maggiore aderenza delle politiche implementate al contesto in cui si inseriscono, secondo un nuovo paradigma che cerca - almeno in linea teorica - di accorciare la distanza tra istituzioni di governo del territorio e gruppi di pressione da un lato, e cittadini dall’altro.

Questo approccio è stato progressivamente integrato dalle istituzioni, come facilmente riscontrabile - ad esempio - nelle modalità di valutazione dei progetti per l’accesso al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). Anche tramite la spinta della Commissione Europea, l’integrazione delle pratiche partecipative ha seguito un tipico percorso di mainstreaming, arrivando a delineare nuovi processi come quelli di copianificazione e amministrazione condivisa dei beni comuni. L’importanza della partecipazione nel governo del territorio, soprattutto quando svolta in modo strutturato e con il coinvolgimento di professionisti del settore, è stata sottolineata anche dall’INU stessa nel 2014, con la pubblicazione della Carta della Partecipazione insieme all’Associazione Italiana per la Partecipazione Pubblica (AIP2) e la International Association of Facilitators Italia (IAF).

Tuttavia, il perdurare di conflittualità tra cittadinanza e istituzioni sia sul tema della localizzazione di interventi ex novo o di rigenerazione sia sulla gestione dei condivisa dei beni comuni - anche al di là della sindrome del NIMBY o delle legittime contrapposizioni politiche - spinge a chiedersi quale sia l’effettivo radicamento delle pratiche partecipative nel sistema italiano di governance del territorio. Viene insomma naturale chiedersi quanto l’urbanistica italiana vada oltre l’adempimento formale o simbolico e cerchi di sfruttare appieno le potenzialità offerte dal dialogo strutturato tra gli attori del territorio per il raggiungimento della migliore soluzione possibile a un problema.

PARTECIPAZIONE IN TEMPO DI CRISI

La strutturazione del questionario è partita dunque dalla semplice constatazione che non sia sufficiente considerare la partecipazione come un mero adempimento formale o qualcosa da svolgere saltuariamente per assecondare la necessità di dare visibilità a un’amministrazione, a cui si è aggiunta una serie di considerazioni sulla peculiare situazione sociale, politica ed economica che il nostro Paese sta vivendo contestualmente alla pandemia da Sars-Cov 2.  È innegabile infatti che le settimane più difficili della primavera 2020 abbiano inaugurato una stagione di forte decisionismo da parte delle amministrazioni centrali e locali, che per fronteggiare l’emergenza hanno fatto - doveroso - ricorso al potere esecutivo, limitando de facto il dibattito e il dialogo sia tra le forze di rappresentanza politica sia direttamente con la cittadinanza. Un approccio che, sebbene necessario a rispondere a una crisi senza precedenti nella storia repubblicana, ha indubbiamente allontanato o forse aumentato ancor di più la distanza tra le istituzioni e i cittadini. Questa distanza, legata sicuramente anche alla apparentemente inesorabile crisi del modello politico degli ultimi trent'anni, si è riverberata nei dati relativi all’affluenza alle elezioni amministrative 2021, quel 54,7% nazionale con minimi del 38,92% (Torino) che non fa ben sperare per il futuro della partecipazione ai processi decisionali del nostro Paese. Ed è proprio nei giorni di quella débacle della partecipazione alle urne che il questionario Urbanistica e Partecipazione raccoglieva dati e opinioni sull’effettiva implementazione delle pratiche partecipative in ambito di governo del territorio, fornendo contributi interessanti e - perché no - una ventata di cauto ottimismo in questi tempi difficili.

IL PROFILO DELLE ATTIVITA' PARTECIPATIVE

Dalle 142 risposte pervenute, di cui oltre il 90% da parte di cittadini e il restante 10 suddiviso tra associazioni e istituzioni.

Amministrazioni e enti non profit. Su 10 intervistati ben 9 hanno più volte preso parte ad attività di partecipazione in ambito urbanistico, in eventi il più delle volte rivolti a stakeholder o aperti a tutta la popolazione con modalità ad accesso libero e su invito.

La modalità più praticata è quella classica dell’incontro in presenza, che insieme alla tavola rotonda e al brainstorming rappresenta la grande maggioranza di tipologie di attività. I temi più gettonati sono la rigenerazione di quartiere e gli interventi rivolti al verde e al paesaggio urbano, seguiti dalla progettazione urbana e di quartiere, la mobilità e i trasporti su scala territoriale e municipale. Queste attività vengono svolte prevalentemente con frequenza settimanale o mensile per la durata di alcune ore, sono seguite per quasi il 50% da gruppi di 2-6 persone e rivolte in larga parte a platee comprese tra i 100 e i 300 partecipanti. In larghissima maggioranza, le attività sono moderate da esperti provenienti soprattutto dal settore privato e dall’università. Per quanto concerne invece l’organizzazione di attività partecipative legate all’urbanistica, il 90% degli intervistati dichiara di aver organizzato almeno un evento, con l’ausilio di un team composto da 2-5 persone. La tipologia di evento prevalente è aperta e rivolta a tutta la popolazione, con lo scopo di svolgere un brainstorming di idee rispetto alla progettazione e alla presentazione di progetti. Anche in questo caso la modalità privilegiata è nel complesso quella dell’attività in presenza, rivolta alla progettazione e rigenerazione su scala di quartiere. Nel 50% dei casi l’evento è moderato da professionisti, per un 30% dagli stessi organizzatori, moderatori non professionisti, e per il 20% dagli organizzatori - moderatori professionisti.

Cittadini. Per quanto riguarda i cittadini, pesa quel 40% di intervistati che non ha mai preso parte ad attività di partecipazione in urbanistica, a fronte di 60% che ha partecipato una o più volte. Il 66% di coloro che non hanno partecipato evidenzia di non aver mai avuto l’opportunità, a fronte invece di una volontà diffusa di partecipare, pari al 75%. La gran parte dei cittadini intervistati preferisce l’insieme di modalità in presenza per lo svolgimento dell’attività, e manifesta la volontà prevalente di contribuire al processo creativo e ideativo, la valutazione delle proposte dei progettisti e gli incontri informativi. Tra le tematiche prevalgono la progettazione, la rigenerazione, la mobilità e il verde alla scala urbana e territoriale.

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SPUNTI E PROSPETTIVE

Il questionario non può essere utilizzato come campione statisticamente rilevante per comprendere l’incidenza delle pratiche partecipative nei processi di governance urbana, ma offre diversi spunti critici e utili all’implementazione di attività future, soprattutto a fronte di una discreta copertura territoriale con risposte pervenute dalla quasi totalità delle Regioni. Ciò che sembra emergere dai dati è una sorta di scollamento tra la percezione delle pratiche partecipative tra istituzioni ed enti non profit e i cittadini. Le amministrazioni e le associazioni, quasi certamente perché impegnate in prima persona nell’organizzazione, sembrano prendere parte molto più spesso ad attività partecipative, lasciando però l’impressione che spesso questo genere di processi avvenga all’interno delle istituzioni o tra gli stakeholder più rilevanti e già dotati a monte della sensibilità e degli strumenti conoscitivi necessari ad apprezzare l’importanza di questi passaggi. Anche la dimensione media degli eventi organizzati, spesso con più di cento persone, lascia intendere che il coinvolgimento attivo ed effettivo della cittadinanza possa essere migliorato, promuovendo il raffittimento delle occasioni di partecipazione attive e costruendo occasioni di incontro più piccole, in grado di mettere a proprio agio e stimolare il singolo cittadino a esprimersi. Inoltre, la prevalenza dell’attività in presenza tra gli eventi a cui hanno preso parte gli intervistati spinge a una doverosa riflessione sia sulla volontà di riprendere la normalità delle relazioni sociali alla fine della pandemia sia sul ruolo che la tecnologia può esercitare nel potenziamento dei processi di coinvolgimento della cittadinanza. In questo senso, la partita che si aprirà con l’accesso ai fondi del PNRR da parte delle amministrazioni può configurarsi come occasione unica per riannodare i fili del dialogo tra istituzioni e cittadinanza, promuovendo esperienze di coprogettazione diffuse e in prospettiva endemiche ai processi di governance del nostro Paese. La posta in gioco non si limita all’utilizzo oculato e consapevole dei fondi o alla mitigazione dello scontro intorno a progetti specifici, ma si inserisce in un quadro più generale e rilevante di ricostruzione di quel contratto sociale tra governanti e governati che da decenni è andato a logorarsi. Ed è la consapevolezza del ruolo fondamentale che i processi partecipativi possono ricoprire nelle dinamiche urbane e sociali di questa fase storica post pandemica che si muoveranno le prossime attività del gruppo Urbanistica e Partecipazione, andando ad approfondire in senso qualitativo e quantitativo i primi dati elaborati dal questionario e concentrando l’attività sulla diffusione e la promozione di una concezione dell’attività di pianificazione che include in maniera trasversale e continua l’elemento di coinvolgimento della cittadinanza nei processi di trasformazione.

 

Gruppo di lavoro "Urbanistica e Partecipazione" di INU Giovani