17/10/2026
L’Istituto Nazionale di Urbanistica in campo per la sostenibilità e l’ambiente. L’interlocuzione formale con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al fine di confermare lo status di associazione di protezione ambientale, è stata l’occasione per mettere in fila le numerose attività dell’INU che riguardano più direttamente il tema. Il periodo è quello del triennio 2023 - 2025.
L'elenco allegato è eloquente nella sua corposità (misura oltre 60 pagine), sebbene oltre alle iniziative nazionali a livello locale sia stato presentato solo un gruppo di sezioni regionali: Campania, Emilia – Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, Puglia, Toscana. Come scrive il presidente Michele Talia al MASE l’Istituto “è promotore ogni anno di decine di attività finalizzate all’approfondimento, allo studio e alla diffusione dei temi riguardanti l’ambiente, il paesaggio, l’urbanistica e l’edilizia, oltre che di iniziative di tutela e di proposta legislativa. Si tratta di convegni, mostre, passeggiate conoscitive in ambiti urbani, periurbani e rurali (Jane’s walk), summer school, premi e posizioni della sezione in merito a piani regionali, provinciali e leggi regionali, che evidenziano l’azione delle singole sezioni regionali in ambito ambientale e paesaggistico. Inoltre, alcune iniziative nazionali annuali (Urbanpromo e Giornate Studi INU) o biennali (Biennale dello Spazio Pubblico) presentano sezioni specifiche per la promozione di tematiche ambientali, come Urbanpromo Green e il convegno UPhD Green che valorizza le ricerche in ambito ambientale dei giovani ricercatori e dottorandi. Allo stesso modo, l’Istituto negli ultimi anni è stato spesso audito dalla Camera e dal Senato in merito a diversi provvedimenti di carattere ambientale o inerenti materie di urbanistica ed edilizia in cui l’INU persegue da sempre posizioni tese a preservare la tutela dell’ambiente e l’attenzione al consumo di suolo”.
Talia ricollega tuttavia l’impegno dell’INU dell’ambiente anche a ragioni culturali, sin dalle sue origini. Infatti, scrive, “l’Istituto Nazionale di Urbanistica opera ordinariamente a tutela dei valori ambientali in forza del proprio Statuto (approvato con Decreto del Presidente della Repubblica del 21 novembre 1949, n. 1114), che lo qualifica come ‘Ente di alta cultura e di coordinamento tecnico giuridicamente riconosciuto’ e ne definisce, con il lessico e l’apparato categoriale del tempo, il campo di impegno, facendo riferimento allo ‘studio’ e alla ‘soluzione dei problemi urbanistici ed edilizi, sia generali, sia locali’”. Al tempo “tale formula è stata coniata in una fase storica di tumultuosa ricostruzione del Paese, a cui hanno fatto seguito lunghe stagioni di espansione urbanistica con laceranti effetti sul paesaggio e sul patrimonio naturale. I valori ambientali, in tale stagione, trovavano un primo riconoscimento e una proto-tutela entro le discipline del territorio oggetto della pianificazione estesa, delineata dalla l. 17 agosto 1942, n. 1150 come estesa all’intero territorio (e dunque comprensiva, tra l’altro, di norme a protezione dei suoli agricoli e boscati, dei contesti vedutistici, etc.), e del paesaggio, quest’ultimo bene-valore allora essenzialmente coincidente con le 'bellezze naturali' di eccezionale valore estetico-formale, secondo una lettura primonovecentesca”.
La connessione si è rafforzata in seguito e fino al tempo presente giacché, dichiara Talia al MASE, “ogni richiamo ai ‘problemi urbanistici’, ossia all’ambito di precipuo, costante e profondo impegno dell’Istituto, postula la organica, consapevole e ineludibile considerazione di profili e temi di ordine prettamente ambientale. Si tratta di un’evoluzione comprovata, al netto della sedimentazione di una imponente letteratura e dei processi di riconsiderazione dei curricula scientifici e didattici, dalle univoche sollecitazioni provenienti dall’Unione europea (si vedano, ex multis, la direttiva 2001/42/CE in tema di VAS e, da ultimo, sulla scia di una produzione normativa trentennale, il Regolamento Nature Restoration Law e la direttiva Soil Monitoring) e della riconoscibile curvatura assunta dalla legislazione urbanistica regionale. Basti considerare che ogni richiamo alla disciplina dell’urbanistica è oggi strutturalmente esteso alle azioni a tutela del suolo, correttamente identificato quale matrice ambientale produttiva di servizi ecosistemici (C. cost. 179/2019). Questo tema, inoltre, è oggetto di antesignane e assidue iniziative di tutela (oltre che di proposta legislativa, di studio e di disseminazione culturale) da parte dell’Istituto. A ciò è agevole aggiungere che le tematiche caratteristiche della materia ‘governo del territorio’ (art. 117, III comma, Cost.) sono ormai inscindibili da quelle ambientali, come dimostra la circostanza che ogni previsione pianificatoria è il risultato di una previa valutazione ambientale strategica e che anche la nozione di rigenerazione urbana è stata pregnantemente ridefinita dalla Corte costituzionale (C. cost. 51/2025) quale strumento teso a garantire il recupero di accettabili condizioni non solo insediative, ma anche propriamente ambientali nei tessuti urbani (meglio definibili anche come ecosistemi urbani, secondo quanto indicato dal D.lgs. 8 aprile 2026, n. 80). E, ancora, si potrebbero estendere richiami alle dimensioni di tutela idrogeologica dei suoli, di salvaguardia degli ecosistemi, delle risorse ecologiche e della biodiversità, che costituiscono contenuti della dorsale di ogni atto di pianificazione coerente con modellistiche che l’Istituto ha concorso, nei decenni alle spalle e nel periodo più recente, a prefigurare e diffondere, promuovendo una cultura del territorio quale bene comune e palinsesto vulnerabile di valori ambientali non rinunciabili, entro una stagione segnata dalla sfida climatica e dalle esigenze di una decarbonizzazione rispettosa delle istanze ambientali e paesaggistiche. In tal senso, con riserva di ogni ulteriore approfondimento, si deve rimarcare che la clausola statutaria sopra richiamata si presta ad una lettura attualizzante: il perimetro di azione dell’Istituto deve intendersi - anche statutariamente (non solo disciplinarmente) - esteso all’azione in campo ambientale, nelle forme e con la specificità propria della protezione ambientale, a tutela di un interesse diffuso che si imputa all’Istituto quale soggetto associativo riconosciuto ai sensi dell’art. 13 della l. 349/1986 (Cons. Stato, Ad. plen., n. 6/2020)”.
Una profonda connessione, quella tra l’Istituto Nazionale di Urbanistica e la protezione ambientale, sancita anche dal Regolamento (approvato dall’Assemblea dei soci il 22 gennaio 2000, e modificato nelle riunioni del Consiglio direttivo nazionale del 12/13 ottobre 2012, del 28/29 giugno 2013 e del 14/15 ottobre 2016, nonché nell'Assemblea dei soci del 19 novembre 2022). Talia ricorda: “Nei commi dell’articolo d’apice, teso a delineare il campo d’azione dell’Istituto (in termini ricognitivi dell’attività ordinariamente svolta e propositiva del perimetro dell’azione futura), è evidente la centralità ricercatamente riconosciuta della dimensione ambientale: quest’ultima, lungi dall’essere richiamata in termini incidentali o esornativi (rispetto ai richiami all’urbanistica), è assunta, invece, quale orizzonte non separabile da quello territoriale e paesaggistico, in una visione aggiornatamente olistica e custodiale del territorio, come traspare dalla non casuale equiordinazione sintattica tra i termini ‘ambiente’, ‘paesaggio’ e ‘territorio’ nell’incipit e nei commi di cui si compone il citato art. 1.”.
Andrea Scarchilli – Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica