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Germana Minesi, un ricordo da Patrizia Gabellini

27/08/2026

Il 5 agosto se n’è andata Germana Minesi, aveva 74 anni. La sua energia e la passione per il lavoro editoriale, nelle sue diverse fattispecie, sono stati decisivi per il nuovo corso della rivista Urbanistica dopo la rottura con l’editore Franco Angeli e la conclusione della direzione di Bernardo Secchi.

Germana Minesi, assieme ad Aldo Persi suo marito, è stata per 17 anni impegnata nell’attività editoriale dell’Istituto, accompagnando la formazione e lo sviluppo di Inu Edizioni nell’arco di tempo che va dall’inizio del loro impegno nel 1993 fino alla sua conclusione nel 2011. Germana è stata un perno non solo della produzione di Urbanistica con 3 direttori (dopo di me, Dino Borri dal n. 112 e Paolo Avarello dal n.120 al n.148), ma anche di Urbanistica Quaderni che, per tanti anni, ha pubblicato le esperienze più significative delle amministrazioni pubbliche (52 numeri dal 1995 al 2008, con la direzione di Massimo Olivieri). Sulla scia dello scavo nella storia dell’Istituto, promosso con le iniziative di ricerca e divulgazione per i suoi 90 anni e restituito dai due numeri doppi di Urbanistica (165-166 e 169-170), ricordare il ruolo svolto da Germana Minesi e dallo Studio Associato GerAld aggiunge un tassello relativo alla produzione editoriale dell’INU nell’ultimo decennio del Novecento e nel primo del Duemila.

La causa intentata dall’Istituto all’editore Franco Angeli nel 1990, a memoria dei tanti che vissero quella fase e a testimonianza dello stesso Secchi, si intrecciava col rapporto controverso instauratosi tra una parte del Consiglio direttivo e la linea editoriale portata avanti dal direttore, sicché il nuovo corso di Urbanistica coincise con un avvicendamento nelle cariche dell’istituto e una complessiva revisione della politica editoriale che, oltre a Urbanistica, includeva la riorganizzazione di Urbanistica Informazioni e Urbanistica Quaderni (lo spiega Stefano Stanghellini nell’apertura del primo numero della nuova serie di Urbanistica). La rinnovata direzione dell’Istituto (Stefano Stanghellini presidente, Paolo Avarello segretario, Giuseppe Campos Venuti presidente onorario con funzioni di presidente nel 1992-93) fu decisiva anche per un salto generazionale nella conduzione della rivista. Toccò a me, in qualità di “direttore responsabile con funzioni di progettazione culturale e supervisione alla produzione” il compito di tornare a costruire la rivista senza un editore (come era stato fino al 1977 quando si chiuse la serie diretta da Marco Romano), ripristinando una produzione sostanzialmente artigianale e in outsourcing, e decidendo una cadenza semestrale compatibile con la riduzione delle forze umane ed economiche disponibili e il mantenimento della periodicità (la rivista edita da FAE era trimestrale).

Il problema principale era la formazione di una redazione in grado di reggere il carattere sperimentale e il carico di lavoro che la ripresa della produzione, rimasta in stand-by per circa 3 anni, comportava. Con una scommessa fondamentale che accompagnava l’impresa: riprendere un formato e una qualità di stampa che consentissero la pubblicazione ‘leggibile’ dei documenti urbanistici, aspetti che le esigenze del mercato editoriale avevano penalizzato.

Il coinvolgimento di Germana Minesi e Aldo Persi fu fondamentale affinché l’operazione potesse avviarsi. Germana aveva lavorato molti anni per Franco Angeli e maturato un’esperienza editoriale solida prima dell’interruzione per maternità e Aldo, giornalista, aveva subito un pensionamento forzoso a causa della crisi che aveva colpito la sua azienda. Entrambi erano alla ricerca di un altro lavoro e si trovavano in quella particolare condizione che induce a cimentarsi in una diversa attività con decisione e una fondamentale dose di disponibilità ed entusiasmo. Alcuni giovani che lavoravano con me all’Università ed erano curiosi di allargare le proprie conoscenze tramite l’esperienza editoriale (Bertrando Bonfantini e Federica Legnani, poi Francesco Latis e Marina La Palombara) completarono la redazione. Il luogo di produzione non poteva che essere Milano, e la casa di Germana e Aldo divenne la sede ‘naturale’ per gli incontri e, talvolta, il consumo dei pasti. Ma qualche lusso ce lo concedemmo e le aspettative rispetto a una rivista di grande formato e ampiamente illustrata lo consentivano e richiedevano: Giovanni Anceschi supervisionò il nuovo progetto grafico coadiuvato da Valeria Bucchetti.

Con il numero 102 si inaugurò nel 1994 la nuova serie, quando ancora la costruzione delle pagine secondo menabò avveniva manualmente, incollando le strisciate dei testi stampati. Tecnica ormai obsoleta che fu rapidamente superata con un intenso training informatico da parte di Aldo, che già con il numero 106 ci consentì di impaginare digitalmente la rivista. In capo a Germana erano editing, composizione e impaginazione: le attività-chiave per dare corpo all’opera che si concludeva con la supervisione delle prove di stampa direttamente nei locali dello stampatore. Ma la sua disponibilità si esprimeva in un impegno su tutti i fronti, anche nel rapporto diretto con gli autori, coadiuvando in questo la direzione. Insomma era il pivot della catena editoriale, un ruolo importante per tenere insieme la complessa costruzione di una rivista, ma che risultò indispensabile per impiantarla ex-novo consentendo che Urbanistica ripartisse.

Ricordare i 5 anni nei quali abbiamo lavorato fianco a fianco è un modo per ringraziarla di avere accettato allora un impegno coinvolgente e rischioso senza risparmiarsi e del contributo che ha continuato a dare per tanti anni all’Istituto.

 

Patrizia Gabellini