06/11/2026
La 8ª Commissione Ambiente del Senato ha approvato all’unanimità la risoluzione sui Contratti di Fiume, presentata dal senatore Gianni Rosa insieme ai colleghi di Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi, Maria Nocco e Antonella Zedda. L’atto (risoluzione n. 7-00026) punta a rafforzare la tutela dei bacini idrografici, contrastare il dissesto idrogeologico e promuovere una gestione partecipata e sostenibile delle risorse idriche. Il voto unanime è il risultato di un percorso di confronto che ha coinvolto anche le forze di opposizione, tra cui Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, attraverso la presentazione di proposte di integrazione. Ne è scaturito un accordo trasversale sul potenziamento dei Contratti di Fiume, strumento di tutela e gestione del territorio.
La risoluzione recepisce molte delle proposte avanzate dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume a partire dal 2023, in occasione del XII incontro di Napoli e del successivo XIII incontro dell’Aquila. "È una buona notizia per la comunità dei Contratti di Fiume", dichiara Massimo Bastiani, coordinatore del Tavolo Nazionale. "Un riconoscimento particolarmente significativo mentre ci prepariamo a celebrare, nel 2027, i vent’anni dalla nascita del Tavolo. Grazie al lavoro svolto e al riconoscimento ottenuto con le risoluzioni approvate alla Camera e al Senato, i Contratti di Fiume si affermano sempre più come infrastrutture strategiche di governance, indispensabili per il futuro ecologico ed economico del Paese. I 109 Contratti di Fiume sottoscritti in Italia coinvolgono già oltre 2000 comuni: circa un quarto del totale nazionale".
Investire nei Contratti di Fiume significa investire nella prevenzione: un principio che la risoluzione contribuisce a rafforzare e che Bastiani richiama alla luce dello squilibrio tra le risorse destinate alla riduzione del rischio e quelle impiegate per affrontare le conseguenze delle calamità. "I dati storici analizzati nei rapporti dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) - prosegue Bastiani - evidenziano che alla prevenzione è destinato soltanto il 9 per cento circa delle risorse complessive per il dissesto idrogeologico, mentre il restante 91 per cento viene assorbito dalla gestione delle emergenze e dalla riparazione dei danni. La carenza di investimenti preventivi contribuisce all’aumento dei costi degli interventi successivi agli eventi calamitosi: negli ultimi anni, la spesa annua per riparare i danni da dissesto idrogeologico è triplicata, raggiungendo una media di 3,3 miliardi di euro".
Francesco Domenico Moccia del Consiglio direttivo dell'Istituto Nazionale di Urbanistica e componente del Comitato di Pilotaggio del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume considera l’evento come "un ulteriore incoraggiamento ad inserire nella pianificazione territoriale ed urbanistica e nei Contratti di Fiume come strumento attuativo degli obiettivi di transizione ecologica in specie per lo sviluppo delle infrastrutture verdi e della sicurezza idraulica".