20/04/2026
Torna “Città Bene Comune”, giunto alla tredicesima edizione. Nel mese di maggio ci saranno quattro incontri con gli autori/curatori di altrettanti libri recenti, uno ogni mercoledì. Tre discussant invitati a leggere e commentare pubblicamente i testi oggetto di riflessione e dibattito, un confronto finale aperto al pubblico. L’obiettivo, si legge nella presentazione “è quello di favorire una riflessione critica sui temi delle trasformazioni urbane e territoriali, anche dal punto di vista ambientale e paesaggistico, promuovendo una cultura urbanistica diffusa”. L’Istituto Nazionale di Urbanistica patrocina il ciclo, coprodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano.
Il curatore, Renzo Riboldazzi, a una considerazione che sottolinea che la longevità di tredici edizioni non possa che corrispondere a un seguito di successo, risponde: “Devo essere onesto: non so se si tratti di un vero e proprio successo. Forse sarebbe più corretto parlare di tenacia della Casa della Cultura e del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano nel riproporre al dibattito pubblico (per la tredicesima volta) i temi di una disciplina non troppo amata. L'impressione che ho è che l'iniziativa abbia riscontro più per la comunicazione che facciamo, per il sostegno dell'Istituto Nazionale di Urbanistica - che da anni patrocina il ciclo di incontri - e per il coinvolgimento degli studenti del Politecnico - rientra infatti in un programma dell'ateneo di attività didattiche a partecipazione libera volto a favorire lo sviluppo di competenze trasversali - che non per un vero interesse per l'urbanistica. La mia idea di favorire lo scambio tra la cultura accademica e la società civile - la Casa della Cultura è dal 1946 un luogo di dibattito pubblico importantissimo per il capoluogo lombardo - non ha probabilmente ancora avuto l'attenzione che, credo, meriterebbe. Parlare di cultura disciplinare, farlo a partire dalle riflessioni critiche contenute in libri recenti, dimenticare - forse incautamente - le vicende giudiziarie che riguardano le trasformazioni urbanistiche milanesi - che, inutile dirlo, gettano una luce sinistra anche sugli urbanisti e la loro fondamentale attività - ha invece avuto un seguito significativo nella rubrica online sul sito web della Casa della Cultura. Al momento abbiamo pubblicato quasi seicento commenti a libri sulla città, il territorio, il paesaggio, l'ambiente e le relative culture interpretative e progettuali redatti, perlopiù, da figure di primo piano della cultura urbanistica italiana. Quelle dei primi quattro anni della nostra attività (2016, 2017, 2018 e 2019), inoltre, sono state pubblicate in volumi cartacei grazie all'aiuto costante di alcuni preziosi collaboratori e al contributo della Fondazione Aldo Della Rocca di Roma. Il prossimo, con i contributi del 2020, dovrebbe uscire prima dell'estate”.
Quattro libri quindi anche nel maggio 2026, come negli anni scorsi. Riboldazzi dichiara “riguardano temi significativi del dibattito urbanistico contemporaneo. Ma soprattutto questioni che interessano direttamente la società civile o almeno quella parte di società che torna a interrogarsi sulle sue relazioni con ciò che la circonda: le disuguaglianze sociali generate dalle trasformazioni urbane (Romeo Farinella / Mimesis 2024), la conoscenza e l'interpretazione dei contesti suscitata dal cammino nelle città (Giampaolo Nuvolati, il Mulino 2025), il tema del paesaggio e della qualità del nostro habitat (Fabrizio Toppetti, Mimesis 2024) e infine quello del contrasto ai cambiamenti climatici e l'uso dell'intelligenza artificiale nelle città del futuro (Paolo Fusero, FrancoAngeli 2024)”.
Ma soprattutto, al di là del valore e degli stimoli che provengono da ciascuna delle pubblicazioni, è utile guardare a “Città Bene Comune” come a un osservatorio sulla disciplina, sulle evoluzioni e i cambiamenti che la investono. Il curatore conferma: “Sì, credo che lo sia. Soprattutto in termini di confronto fra differenti approcci all'interpretazione e al progetto della città, del territorio, del paesaggio e dell'ambiente. Abbiamo sempre cercato di parlare di urbanistica - attraverso la rubrica e il ciclo di incontri - nel modo più ampio possibile, coinvolgendo posizioni culturali differenti e lasciando a chi ci segue la possibilità di assumere una posizione autonoma. Il problema di oggi, mi pare, non è tanto quello di veicolare una prospettiva particolare - che tutti noi abbiamo e coltiviamo - quanto quello di creare una cultura urbanistica diffusa, laica e critica, ovvero mettere a disposizione di tutti - soprattutto dei più giovani - gli strumenti per comprendere ciò che sta succedendo intorno a noi e, sperabilmente, indirizzarlo verso fronti più equi da tutti i punti di vista”. Per Riboldazzi “emerge un quadro incerto, soprattutto sul fronte normativo che richiederà un forte impegno culturale da parte di tutti. Non solo per le vicende milanesi. Quanto per un progressivo indebolimento del ruolo della pianificazione e al tempo stesso delle leggi che regolano le trasformazioni: due ambiti su cui l'INU - come sappiamo - è ampiamente (e giustamente) impegnato. Penso al tema del XXXII Congresso INU (Il piano utile, Roma maggio 2025) oppure ai recenti commenti al Ddl sul Codice edilizia”.
Andrea Scarchilli – Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica