04/08/2026
Nei giorni scorsi una nuova scossa sismica ha colpito l’area dei Campi Flegrei. A un'ulteriore manifestazione che conferma l’elevata frequenza del fenomeno “bradisismico” si è sommata stavolta anche un’intensità che non si registrava da decenni, causando danni e disagi di rilievo significativo, a cominciare dai necessari sfollamenti. C’è inoltre da prendere atto che il quadro è inevitabilmente e in una qualche misura sottostimato, visto che esiste il sospetto che una quota importante di abitanti evitino di sollecitare controlli alle proprie case, per timore di incappare nelle conseguenze delle difformità edilizie, o comunque di ritrovarsi sfollati.
Parlando di “pianificazione anticipativa” Roberto Gerundo, proboviro nel Consiglio direttivo dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, professore di tecnica urbanistica presso l'Università di Salerno, propone di affrontare il problema in modo strutturale, avviando un sistema di incentivi e stimoli per favorire il rafforzamento e l’assicurazione degli edifici e l’instaurazione di un metodo per affrontare le difformità edilizie. I rischi, in caso contrario, cominciano dalla sicurezza della popolazione ma riguardano anche la desertificazione del territorio.
Gerundo ricorda che “nel 1950 iniziò la fase di bradisismo ascendente nei campi flegrei, dopo mezzo millennio di tendenziale subsidenza. In questi ultimi tre quarti di secolo ci sono stati due momenti rilevanti sotto il profilo della risposta all’emergenza della programmazione territoriale. Una prima, nel 1970 che ha portato allo sgombero di una parte de centro antico di Pozzuoli (Rione Terra) e alla costruzione di un nuovo quartiere residenziale (Rione Toiano); la seconda, che portato allo sgombero di gran parte della città e conseguente costruzione di una new town per 20.00 abitanti. E’ interessante notare come le due vicende che impegnarono in modo consistente lo Stato centrale si basarono sull’analisi di fenomeni bradisismici e sismici di gran lunga meno rilevanti rispetto a oggi, tranne che per un particolarmente accelerato innalzamento del suolo fra il 1983 e il 1985, per circa 180 centimetri, subito rientrato, che suggerì alle autorità dell’epoca il rischio di una eruzione, azzerandosi tuttavia la sismicità e lo stesso innalzamento del suolo a far data dal 1985, accompagnato da un periodo di subsidenza che sarebbe durato sino al 2005. Ciò a testimonianza – fa notare - di un impegno politico e istituzionale e di una messa a disposizione di risorse finanziarie pubbliche del tutto incomparabili rispetto alla fase parossistica che l’area flegrea vive ininterrottamente dal 2023, senza che si paventi una sua conclusione”.
L’esponente dell’INU rileva che “si applicò, allora, una modalità di approccio alla problematica denominata, in letteratura, pianificazione anticipativa, vale a dire si programmò un arco di riferimento temporale a conclusione del quale disporre di un assetto urbanistico del territorio di superamento della condizione di crisi. Nell’attuale terza fase di emergenza bradisismica (essendo stata la vicenda del 1950 ricostruita a posteriori, non avendo creato danni ma solo disservizi ai pescatori che non riuscivano ad attraccare alle banchine del porto di Pozzuoli, per l’innalzamento delle stesse), si è scelta una forma di pianificazione denominata consecutiva, vale a dire, si risponde in modo mirato alle insorgenze che si vanno protraendo nel tempo, probabilmente, nella speranza che il fenomeno, come nelle prime tre circostanze ricordate, si vada attenuando per poi scomparire”.
La situazione è tuttavia più definita. Gerundo sottolinea infatti che “a differenza del passato, in cui le conoscenze del fenomeno bradisismico erano del tutto pionieristiche, oggi abbiamo una quadro ben più chiaro della vicenda geologica in atto, tant’è che da almeno 3 anni, vale a dire per un periodo di tempo superiore alle crisi precedenti, le autorità preposte affermano che il ‘bradisismo continua’ e che in concomitanza con il fenomeno di innalzamento del suolo, si riproporranno eventi sismici che ormai si vanno assestando poco al di sotto di una magnitudo (distanza/momento) fra 4 e 5 della scala Richter. Al tempo stesso, le autorità preposte non paventano il rischio di eruzioni che, nel caso, sarebbero di entità minore, probabilmente di carattere freatico accompagnate da colate di fango”. Perciò “la modalità della pianificazione consecutiva, se il fenomeno si dovesse stabilizzare sugli attuali livelli, ipotesi su cui le autorità preposte sembrano convergere, non va più bene e diventa improponibile, in quanto metterebbe a rischio la sicurezza delle persone, che verrebbero assistite, di volta in volta, ex post, e desertificherebbe le economie locali che, gioco forza, migrerebbero verso altri territori, anche vicini, meno esposti al fenomeno. Anche i mercati immobiliari, che sino ad oggi hanno retto, cominceranno a subirne inesorabilmente i contraccolpi”.
Ecco quindi la proposta, articolata, di Roberto Gerundo: “Si deve avviare una forma di pianificazione anticipativa, dando valenza anche urbanistica al cosiddetto piano speditivo di protezione civile che è stato varato all’interno della pianificazione di emergenza prevista all’art.4 del DL 140/2023, in cui è stata individuata la zona di intervento nelle aree dei comuni di Pozzuoli, Bacoli e parte di Napoli maggiormente interessate dal fenomeno bradisismico e, quindi, da sismicità e deformazioni del suolo, potendosi anche dare priorità alla zona di intervento ristretto, in essa contenuta. A tali porzioni di territorio si dovranno attribuire anche e principalmente contenuti e prospettive urbanistiche di breve e medio periodo, vale a dire per i prossimi decenni per cui si vorrà assumere che le condizioni evolutive del bradisismo rimarranno stazionarie come è avvenuto negli ultimi tre anni, ipotizzando un livello di pericolosità locale assestata sui livelli così come registrati sino ad oggi. Se non si dovesse accedere a tale opzione, il territorio flegreo andrebbe progressivamente desertificandosi, perché si immaginerà una prognosi infausta del fenomeno, ma se fosse così, sarebbe indispensabile dichiararlo. Ma poiché nessuno sarebbe in grado di poterlo affermare, bisognerà convivere con il fenomeno, come solo ideologicamente si continua a sostenere da tempo. Per raggiungere tale obiettivo, in fin dei conti, non necessitano grandi operazioni urbanistiche, come fu nel passato, ma basta procedere ad un intervento di consolidamento statico di tutti gli edifici che sono presenti nell’area individuata nel piano di emergenza speditiva. Si dovrà aprire un accesso obbligatorio ad una forma di bradi-sisma bonus, di cui caratterizzare la copertura dello Stato in base alle fasce di reddito, mettendo in detrazione fiscale pluriennale parte degli importi necessari per la realizzazione degli interventi edilizi, nel caso di soglie di reddito medie e medio-alte, e prevedendo copertura totale per i redditi bassi. Si dovranno ideare formule efficaci di semplificazione per quanto attiene ai contesti condominiali, specie quando essi siano condotti in fitto e non vedano la presenza diretta del proprietario-inquilino, e di soluzione dei micro abusi edilizi, che andranno variamente sanzionati ma non potranno determinare l’improcedibilità dell’intervento edilizio. Si dovrà aprire all’assicurazione obbligatoria, anche assistita dallo Stato, almeno per una prima fase, per tutti gli edifici ricadenti nella suddetta area di pianificazione speditiva, probabilmente come sperimentazione da estendere a tutto il territorio nazionale. L’alternativa consisterà, come avviene già adesso, molto faticosamente, nell’intervenire ex-post, di volta in volta, a valle di ciascun evento sismico, per ogni edificio coinvolto, soccorrere i feriti, dare loro ospitalità, intervenire sugli immobili per rimuovere il pericolo e fare i lavori di risanamento e consolidamento per consentire il rientro degli abitanti (circostanza che non si è mai verificata, in Italia, per gli inquilini in affitto). Sotto i profili della percezione collettiva della vicenda urbanistica, infine, la pianificazione anticipativa infonde fiducia alle popolazioni insediate e al mondo produttivo, mentre la pianificazione consecutiva che è, allo stato, adottata dalle autorità, determina grande incertezza e una lenta ma inesorabile desertificazione abitativa e imprenditoriale del territorio interessato".
Andrea Scarchilli – Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica