Il Premio "Università Civica" dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, nel 2025 alla prima edizione, alla categoria "collaborazione istituzionale" è stato aggiudicato dal contributo "Pianificare insieme, trasformare separati? Il ruolo dell'Università nella governance dei progetti di trasformazione urbana".
La collaborazione in oggetto si è sviluppata tra il Dipartimento di Architettura dell'Università di Napoli Federico II e il Comune di Casoria, nell'area metropolitana del capoluogo campano. Il percorso ha portato, si legge nella presentazione, "alla stesura e attuazione del Programma Innovativo Città Sostenibili (PICS) inserito nella programmazione dei fondi POR FESR 214-2020. Lungi dall'essere il racconto di una buona pratica, l'esperienza solleva questioni sostanziali".
L'analisi è critica, e mette in evidenza punti di forza acquisiti ma anche debolezze da correggere in quella che si configura come una riflessione sulle esigenze di un'ideale sinergia virtuosa tra università e istituzioni. Un riferimento da prendere in considerazione, quindi, per le esperienze future.
Le ricercatrici e i ricercatori della Federico II Federica Vingelli, Maria Simioli, Nicola Fierro ed Enrico Formato premettono che “molto di quanto realizzato all'interno di questo processo sul territorio si deve anche all'instancabile impegno di Salvatore Napolitano, a cui vogliamo dedicare un pensiero. Già dirigente del servizio tecnico del Comune di Casoria, Salvatore ha guidato i processi tecnici con coraggio, amore per il territorio e il bene pubblico, dimostrando che la rigenerazione dei territori non è solo tecnica ma si costruisce con la passione indomita delle persone”.
Segnalano che la sessione nell'ambito della Giornata di Studi dell'INU e la partecipazione al Premio "Università Civica" sono state "un momento utile per riflettere dalla giusta distanza critica, sulle attività di terza missione condotte, una vera e propria analisi dell’intero processo collettivo. In prima istanza va preso atto di quanto stia cambiando il lavoro che gli enti locali chiedono alle università: se una parte è consolidata la collaborazione per la redazione di piani a lungo termine, dall’altra acquisiscono sempre più rilievo le opportunità di finanziamento, come innesco di processi di rigenerazione territoriale a breve termine. Se il vantaggio di rivolgersi alle università consente di elaborare proposte innovative in tempi sostenibili, il passaggio ad una fase esecutiva della progettazione, appaltata a terzi, non sempre riesce a conservarne coerenza e visione. Ci chiediamo, dunque, di chi sia in ultima analisi la responsabilità di rispettare i principi guida che hanno garantito l’accesso al finanziamento".
Il PICS, proseguono, "costituisce un'attuazione del Piano urbanistico comunale redatto assieme al Dipartimento di Architettura della Federico II: ci sono quindi i vantaggi di un percorso di collaborazione strutturato, dove è più facile che ciascun passo rispetti il precedente. Nel nostro caso alcune azioni del progetto sono andate a buon fine, come la realizzazione di un asilo nido in un quartiere periferico segnato dal fenomeno dell’abusivismo edilizio e la mancanza di spazi pubblici. Più critici sono stati i progetti in cui si sperimentava la cogestione di nuovi spazi pubblici, di fatto non andati a buon fine. Questo ha sollevato interrogativi sulla necessità di una cooperazione più strutturata tra le comunità, le istituzioni e i professionisti".
Si fa riferimento al caso della comunità "Terranostra" che a Casoria aveva creato una gestione "dal basso" di un'area verde, durata sette anni, in cui avevano trovato spazio, e vitalità, attività culturali, sociali, sportive e non solo. Esperienza interrotta dal fallito tentativo, nel PICS, di riconoscerla e strutturarla.
Angelo Vozzella, uno dei tanti cittadini che hanno attraversato l'esperienza di Terranostra, testimonia con amarezza "che nonostante l'approvazione degli strumenti tecnici ed istituzionali, l'esperienza ha finito per spegnersi e interrompersi proprio lungo il cammino della progettazione. Le nostre proposte non sono state accolte, è nato un parco fantasma e il riconoscimento della gestione si è arenato. Questo ha vanificato tre anni di impegno della comunità, che ha partecipato a tavoli di lavoro e di confronto. Interessava l'istituzione di un'assemblea che desse la possibilità di partecipare alla gestione per fare sì che le persone potessero prendersi cura di un luogo e sperimentare democrazia dal basso. Quando il parco è stato riaperto, non siamo riusciti più ad avere un'interlocuzione istituzionale. Il Comune di Casoria ha rinunciato di fatto alla possibilità di avere un parco curato e innovativo, un'attrazione perfino turistica vista la curiosità che ha suscitato l'esperienza di Terranostra, e una redditività civica per il territorio elevatissima, con servizi, mutuo soccorso, proposta sociale e culturale gratuita per la popolazione".
Andrea Scarchilli - Uffcio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica
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