URBANISTICA AL TEMPO DEL COVID-19
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Covid-19 e territorio Analisi

Simone Ombuen

29/04/2020

La seguente analisi è basata sui dati di contagio rilasciati giornalmente sul sito web del Ministero della Salute nei giorni dall’8 marzo al 12 aprile, su dati ISTAT e su dati ISPRA. Il monitoraggio è stato eseguito sulle province a più elevato numero di contagi in valore assoluto, e su alcune città metropolitane del centronord, più Napoli [1]. Esse conteggiano 26.472.414 abitanti al 1.1.2019, pari al 43,9% della popolazione nazionale; hanno una superficie di 64.852 Kmq. pari al 21,5% del totale nazionale, e una densità media di 408 ab/kmq, poco più che doppia di quella nazionale.

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Contagiati in Italia - Andamento dei dati giornalieri

Tali province assommavano all’8 marzo 6.178 contagi [2], pari all’83,8% dei casi totali nazionali, e al 12 aprile assommavano 98.990 contagi, pari al 63,3% del totale nazionale, con un calo di oltre il 20% dei casi totali. Ciò dimostra che nel periodo in esame l’estensione del contagio è risultata più forte dell’intensificazione locale.
Le province con il più alto valore di contagiati per 100mila abitanti risultano Cremona (1.135), Lodi (1.105) e Piacenza (1.080), i tre capoluoghi di provincia che si trovano ai vertici del triangolo infrastrutturale al cui centro è Codogno.

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Cremona, Lodi, Piacenza

Sono anche fra le province che presentano anche i più elevati livelli di consumo di suolo procapite al 2018; Cremona 559 mq/ab, Lodi 445 mq/ab, Piacenza 775 mq/ab. (le altre tre sono Pavia, Parma e Reggio Emilia).

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Tasso di infettività quotidiana per provincia

Analizzando a livello provinciale le sequenze di valori di contagio giornaliero per 100mila abitanti emerge come la provincia con i valori in assoluto più alti è stata Cremona, giunta il 21 marzo a 95 nuovi contagi per 100mila abitanti (massimo valore a livello nazionale), e risultata 9 volte la provincia con i valori più alti nei 28 giorni fra il 9 marzo e il 5 aprile. Nell’insieme alla grande variabilità di casi denunciati nelle diverse province si evidenzia dal mese di aprile una maggiore convergenza delle serie su valori con minore variabilità.
In particolare, guardando alla dinamica dei dati, possono essere individuate alcune distinte fasi.
Nella prima, che comprende il picco del 19-21 marzo e si è conclusa il 29, a 20 giorni dal primo lock-down, i tassi giornalieri di contagio per 100mila abitanti sono risultati superare 25 in almeno tre province (fino a sei).
La seconda fase, di significativo calo, si chiude con la minima del 6-7 aprile, quando in nessuna provincia si è avuto un tasso superiore a 20 infettati per 100mila.
Segue una terza fase, nella quale a una complessiva minore infettività generale riemergono alcune delle province più colpite, con valori di contagio superiori o vicini a 20 persone per 100mila. Per esempio al 12 aprile: Lodi (30,8), Brescia (21,2), Cremona (17,6), Reggio Emilia (15,8), Pavia (15,4), Piacenza (12,9). La fase che si avvia l’8 aprile è anche caratterizzata dalla stabilizzazione della quota di nuovi contagi nelle aree monitorate rispetto al totale nazionale (compresa fra il 63,7% e il 63,3%), proprio a causa della ripresa di contagi in alcune delle province già in precedenza ad elevato contagio.
Estensione e intensificazione del contagio sono due fenomeni in relazione dinamica; e la fase più recente, che presenta un sostanziale equilibrio a livello nazionale (il cosiddetto plateau) appare, più che una stabilizzazione generale, il frutto di due fenomeni contemporanei: una estensione con bassi numeri su tutto il territorio nazionale e una certa re-intensificazione in zone già ad elevato contagio. I due fenomeni fanno media a livello nazionale, ma sono il frutto di andamenti locali piuttosto differenziati.

Infettività, inquinamento e modelli insediativi

Una riflessione emersa nel dibattito internazionale, che ha colto delle corrispondenze fra la situazione padana e quella della provincia dell’Hubei in Cina, è la possibile correlazione fra tasso di infettività e livelli di inquinamento atmosferico. Anche in Italia questo aspetto ha trovato degli approfondimenti 3 che hanno segnalato l’esistenza e la consistenza di correlazioni, che tuttavia non costituiscono una prova effettiva dell’ipotizzato effetto di carrier del virus da parte del particolato atmosferico.

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Fig. 1 – Tasso di biossido d’azoto sull’Europa centrale alle date del 14 e del 25 marzo – immagini ESA Sentinel-5P analizzate dal Reale Istituto Meteorologico d’Olanda (KNMI).

In realtà la correlazione può anche non essere diretta; entrambe i fenomeni (infettività e inquinamento atmosferico) potrebbero essere correlati con altri fenomeni territoriali. Esplorando i sistemi insediativi delle due realtà in discussione emergono varie differenze; mentre Wuhan è una grande metropoli di oltre 11 milioni di abitanti, la zona con il più elevato tasso di infettività relativa in Italia (come abbiamo visto è il triangolo Cremona-Lodi-Piacenza) è sì uno dei contesti padani dove si esprime una modalità di occupazione del suolo ad elevato consumo procapite, ma i valori percentuali di suolo artificializzato sul totale provinciale (vedi tab. 1) risultano non particolarmente elevati, o addirittura bassi (es. Piacenza, 8,6%).

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Tab. 1. Tasso e dinamica dei contagi per 100mila abitanti, densità territoriale e consumo di suolo per provincia. Prime sei province italiane per tasso di contagi al 12.04 Fonti: Ministero della Salute, ISTAT, ISPRA

Più significativo può invece risultare un altro aspetto, cioè l’appartenenza di entrambe i territori alla logistic chain che lega fra loro le catene globalizzate della produzione, e che rappresenta una motivazione per un più intenso sistema di relazioni commerciali e organizzative, che hanno potuto portare alla precoce diffusone in questi distretti italiani del virus proveniente dalla Cina. Pare addirittura che il paziente zero sia in realtà un operatore tedesco della logistica, con rapporti sia in Cina che in Italia.
Un altro aspetto che può essere valutato, correlato all’organizzazione territoriale italiana, è che si tratta di tutti distretti produttivi organizzati sulla base di reti territoriali della value chain, secondo cui le catene di subfornitura prevedono molti passaggi; e con una molteplicità di soggetti imprenditoriali i quali utilizzano intensamente forme di lavoro interinale e la rete dei servizi alle imprese fornita dai sistemi urbani, con ulteriori moltiplicazioni delle occasioni di contatto e di contagio.
Una ulteriore dimensione che può giustificare il rapido attecchimento dell’infezione in Lombardia è il modello di sanità lì presente, incentrato sulla ospedalizzazione dei pazienti. Come anche è risultato dall’elevato livello di contagi e di morti di addetti al sistema sanitario, i presidi ospedalieri sui quali è stato scaricato completamente l’impatto della richiesta di cure, in quei contesti sono spesso divenuti focolai del contagio, moltiplicando l’infezione. Fatto che si sarebbe probabilmente potuto evitare attraverso l’impegno di una rete territoriale di sostegno alla salute pubblica. Come avvenuto nel caso di Vò Euganeo, caso in cui oltre all’applicazione di una tecnica di tamponi di massa, la rete dei medici condotti ha lavorato intensamente per far smaltire per quanto possibile a casa la malattia, anche attraverso l’utilizzo di farmaci antinfiammatori che si sono rivelati più efficaci (e assai meno invasivi) della tecnica della ventilazione forzata in terapia intensiva ospedaliera scelta dalla Regione Lombardia.
Conclusivamente ad oggi, pur rilevando l’esistenza e la consistenza di varie correlazioni fra fenomeni appartenenti a diversi domini, non appare possibile identificare specifiche cause isolabili sulle quali poter rapidamente intervenire. Da ciò rileva la necessità di procedere considerando tutti i vari aspetti, sia per ridurre i focolai ed i rischi di contagio oggi attivi, sia per individuare le linee portanti di future politiche per territori sani e sicuri. Condizioni che sempre di più in una dimensione globalizzata dei flussi, e dei rischi pandemici finanziari e climatici, diverranno rilevanti per dare robustezza alla resilienza dei territori e proteggere da shock i loro percorsi evolutivi civili ed economici, sociali ed ambientali.

Riferimenti

- “Coronavirus, il lockdown fa crollare l’inquinamento. I dati Ispra ed Esa”, di Gaetano Farrugia, quotidiano.net,
27 marzo 2020
- Munafò M (a cura di) “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” edizione 2019. Report
SNPA 08/19; allegato schede regionali.
- Società Italiana di Medicina Ambientale, con Alma Mater Bologna e Università Aldo Moro di Bari, “Relazione
circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione”,
marzo 2020
- Wu X, Nethery RC (2020) “Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States”,
Department of Biostatistics, Harvard T.H. Chan School of Public Heath, Boston, MA, 02115, USA link

[1Le province monitorate sono le seguenti: Milano, Monza e della Brianza, Bergamo, Brescia, Pavia, Lodi, Cremona, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forlì-Cesena, Rimini, Pesaro-Urbino, Ancona, Torino, Firenze, Roma, Napoli.

[2Come è noto i dati sui contagi rappresentano solo la parte emersa di un iceberg molto più ampio, che in assenza di strumenti di analisi di massa della popolazione è molto difficile esplorare. I contagi rilevati sono per lo più derivanti da rapporti dei presidi sanitari sul territorio, che hanno assunto modalità molto diversificate di risposta alla pandemia. Tuttavia si tratta dei soli dati ufficiali esistenti.

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