Paolo Barile

Paolo Barile (Bologna, 10 settembre 1917 – Firenze, 1 giugno 2000), è stato Presidente dell’Inu da maggio 1969  a febbraio 1970, in un momento molto difficile per l’Istituto. Eletto nell’Assemblea del soci ad Arezzo, il 31 maggio, per il suo alto profilo di studioso delle istituzioni, ha avuto il compito di preparare una più marcata organizzazione dell’Istituto fondata sulle sezioni regionali con una nuova classe di dirigenti, anche in vista del riassetto organizzativo del sistema delle autonomie locali dopo la nascita delle Regioni. Preparò il convegno nazionale, in collaborazione con ANCI Emilia-Romagna, di Bologna del 13-14 febbraio 1970 dal titolo Il controllo pubblico del territorio per una politica della casa e dei servizi, nel quale tenne la relazione introduttiva [gli atti in Urbanistica, n. 56, 1970], e la successiva Assemblea dei soci, che si svolse sempre a Bologna il giorno dopo, che portò ad un nuovo assetto dell’Istituto.

I frutti di questo lavoro condurranno alla nascita di Urbanistica Informazioni, nel gennaio del 1972, e all’ipotesi di un nuovo Statuto dell’INU (proposto al XIII Congresso nel 1972).

Uomo di profonda e vasta cultura, giurista finissimo,  è stato un protagonista nel dibattito e nella vita delle nostre istituzioni. Ministro dei Rapporti con il Parlamento nel “Governo dei professori” presieduto da Carlo Azeglio Ciampi (aprile 1993 – maggio 1994), non ha mai disgiunto la partecipazione attiva alle tematiche sociali e istituzionali del Paese dal suo magistero, esercitato per tanti anni con l’insegnamento nelle Università di Siena e Firenze e con la pubblicazione di importanti studi, a cominciare dalla sua prima opera nel 1945, della quale il suo maestro Piero Calamandrei ebbe a dire, presentandola: «Egli considera il diritto una cosa seria: e l’ha dimostrato, prima che nello scrivere queste pagine, nel resistere, con virile fermezza, alle persecuzioni, alla prigionia, alla tortura».

Dopo la laurea, conseguita a Roma, viene chiamato alle armi, nel 1939. Durante il periodo bellico, vince il concorso in magistratura e prende servizio nel 1941 presso il tribunale militare di Trieste. Aderisce al movimento Giustizia e Libertà , ispirato alle idee di Pietro Gobetti e successivamente, dopo l’8 settembre 1943, ricongiuntosi alla famiglia a Firenze partecipa attivamente alla Resistenza. Catturato e torturato presso la prigione della Fortezza da basso, sfuggì per poco alla condanna a morte.

Dopo la Liberazione, si intensificano i suoi rapporti con Piero Calamandrei, con cui collaborò ininterrottamente fino alla morte di quest’ultimo.

Grande avvocato e grande costituzionalista, non volle mai scindere l’impegno scientifico e l’insegnamento universitario dall’impegno civile.

Del suo insegnamento resta una traccia tuttora rilevantissima in quello che è stato uno dei manuali più utilizzati in tutta Italia (prima col titolo di Diritto costituzionale e poi con quello di Istituzioni di diritto pubblico). Sempre in campo accademico, promosse, insieme a Giovanni Spadolini, Alberto Predieri e Silvano Tosi il Seminario di studi e ricerche parlamentari, ancora oggi scuola di alta formazione per le burocrazie delle Assemblee elettive.

Numerosissime le sue opere scientifiche dedicate ai più diversi temi del diritto costituzionale: dal valore della Costituzione come norma giuridica, ai temi della forma di governo e soprattutto alla disciplina dei diritti di libertà, con particolare riferimento alla libertà di manifestazione del pensiero. Per questo suo straordinario contributo, fu chiamato a far parte dell’Accademia dei Lincei e ricevette la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica istruzione. Non meno rilevante il suo impegno civile. Amico di Padre Balducci, non esitò a schierarsi a difesa dell’ala più progressista della Chiesa fiorentina, pur mantenendo ferma la sua laicità. Fino agli ultimi anni della sua vita non ci fu polemica o dibattito sulle questioni istituzionali che non lo vide presente da protagonista, sempre mantenendo il suo stile sobrio e radicato in argomentazioni di natura giuridica, sempre, come dimostrano anche i suoi numerosi interventi sui quotidiani nazionali.

 

 

 

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