Alberto Calza Bini

Alberto Calza Bini (Roma, 7 dicembre 1881 – Roma, 25 dicembre 1957). È stato uno dei fondatori dell’INU e suo primo Presidente dal 1930 al 1943.

Figlio di Edoardo Calza e Corinna Bini, ottenne di usare il cognome di entrambi i genitori con RD del 9 ottobre 1924, per l’attiva adesione al partito nazionale fascista fin dagli albori sia sua (era stato fondatore del Fascio di combattimento di Calvi nel 1921) che del fratello Gino (componente della prima riunione del Gran Consiglio fascista tenuta a Roma il 15 dicembre 1922 e capo squadrista a Roma).

Frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Roma, diplomandosi nel 1900. Da allora al 1927 svolse intensa attività di pittore e acquafortista, parallelamente all’insegnamento della storia dell’arte e del disegno negli Istituti tecnici e nei Licei di Acqui, Livorno e Milano. Fu professore ordinario all’Accademia di belle arti di Roma (1924-1928) e poi vinse la cattedra di professore ordinario di Architettura all’Accademia di belle arti di Napoli (1928-1929) ed in seguito di Composizione architettonica alla Real Scuola di Architettura (1929), dove fu nominato Direttore nel dicembre del 1930. Cinque anni dopo la scuola venne elevata a Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli, con Calza Bini eletto Preside, in questa veste strutturò il percorso di studi e selezionò il corpo docente. Mantenne la carica fino al 1941.
Fu epurato dall’insegnamento nel 1943 e internato nel campo militare inglese di Padula. Reintegrato nelle sue funzioni di docente universitario nel 1948, tornò a presiedere la Facoltà di architettura di Napoli dal 1952 al 1955, impegnandosi particolarmente nella strutturazione dell’Istituto di urbanistica della Facoltà, nell’ambito del quale istituì il primo Seminario permanente di urbanistica, che venne riconosciuto ufficialmente nell’anno accademico 1955/56; seminario ancora attivo.

L’attività di architetto
Dal 1904 al 1915 partecipò con quadri e acqueforti alle Esposizioni internazionali e nazionali d’arte di Parigi, Londra, Tokyo, Roma, Firenze, Milano, Genova, Livorno.
Fin dai primi anni del secolo manifestò una decisa inclinazione verso l’operare dell’architetto, impegnandosi nella progettazione, soprattutto nei settori dell’edilizia economica e popolare e dell’edilizia scolastica.
Organizzatore e segretario del Sindacato nazionale fascista architetti dal 1923 al 1936, svolse un’azione intensissima per il riconoscimento delle prerogative della professione di architetto, portando la sua battaglia anche in Parlamento (fu eletto deputato nella XXVIII, XXIX e XXX legislatura). Fu nominato Senatore del Regno nel febbraio 1943 (e dichiarato decaduto il 28 dicembre 1944).
Ebbe numerose onorificenze e riconoscimenti: Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia; Gran cordone del Sovrano militare Ordine di Malta; Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro; Onorificenza dei Principi dell’Accademia S. Luca (riservata ai soli Presidenti); Cavaliere dell’Ordine della Legion d’onore; Commendatore con placca di San Gregorio; Medaglia d’oro ai benemeriti della Pubblica Istruzione; Accademico Nazionale di S. Luca; Accademico dell’Accademia delle Arti di Firenze; Membro On. Istituto Americano Architetti; Membro On. Associazione Architetti diplomati dallo Stato (Francia); Membro del Consiglio superiore dell’educazione nazionale; Membro del Consiglio nazionale delle ricerche; Membro del Consiglio superiore dell’istruzione artistica».

Come segretario del sindacato si trovò al centro del dibattito, a volte infuocato, che in quegli anni contrapponeva gli architetti più aperti e sensibili alle influenze del movimento moderno agli accademici ed alla classe professionale legati ai vecchi schemi culturali e di potere; in questa posizione ebbe un ruolo molte volte contraddittorio, che risentiva ovviamente della funzione di mediazione tra posizioni diverse, che facevano leva direttamente sui legami con il potere politico fascista. In tale quadro si collocano il patrocinio dato alla prima esposizione del 1928 del movimento italiano per l’architettura razionale (M.I.A.R.), la successiva sconfessione del gruppo in occasione della seconda Esposizione del 1931 (è sua la relazione decisamente negativa del 17 luglio) e l’appoggio dato alla formazione di un gruppo antagonista il R.A.M.I. (Raggruppamento architetti moderni italiani), che segnò la fine del M.I.A.R., e i numerosi dibattiti parlamentari – tra i quali quello sulla nuova stazione di Firenze – nei quali il cercò di sostenere, contro i fautori dell’accademismo e del classicismo, il diritto degli architetti a seguire le linee evolutive della cultura architettonica del proprio tempo, cadendo però nell’equivoco della nuova cultura modernista.
Dal 1939 al 1944 è stato Presidente dell’Accademia di S. Luca.

Tra le opere realizzate in questo settore sono degne di nota: l’asilo S. Spirito in Livorno (1907); gli edifici della Cooperativa “Leonardo” in Roma (1919); il collegio orfani Inadel di Anagni (1926); l’Istituto Duca degli Abruzzi in Roma (1927); la sede dell’Istituto case popolari di Roma in lungo tevere Tordinova (1928); le case INA di Bari (1933); il collegio artigiano di S. Michele a Roma (1934).
Da segnalare poi il restauro e risanamento di edifici storici, con la direzione dei lavori in Fano, della loggia di S. Michele, della corte malatestiana e delle mura della Mandria ed arco di Augusto (1925). Progettò e diresse il risanamento di palazzo Gravina a Napoli e la sua sistemazione a sede della Facoltà di Architettura (1933), e le operazioni di liberazione e restauro del teatro Marcello di Roma (1926, 1932).

L’attività di urbanista
Pochi mesi dopo la marcia su Roma, fu nominato Presidente dell’Istituto fascista autonomo per le case popolari della provincia, carica che conservò sino al 1943, e con decreto del Capo del Governo Membro della corporazione delle costruzioni edili. In questa veste contribuì a delineare la politica edilizia del regime, anche sul piano culturale, dando vita al concorso nazionale per il quartiere sperimentale della Garbatella, nel 1927. È stato, con Federzoni, Medici del Vascello e Cremonesi, tra i massimi esponenti del gruppo che aveva guidato la lotta contro la tassa sulle aree fabbricabili, e che col nuovo regime dominò il comune di Roma.
Rientra in questo attivismo anche l’organizzazione del Congresso Internazionale dell’Abitazione e dei Piani Regolatori, che si tenne a Roma nel gennaio del 1929 e dal quale prende vita l’INU, utilizzando l’avanzo di bilancio del Congresso. Dell’Inu è stato il primo presidente.
Alla diffusione della disciplina urbanistica in Italia dedicò molte energie, contribuendo alla impostazione del piano regolatore di Roma del 1931, e soprattutto risultando uno dei maggiori artefici della legge urbanistica del 1942: strumento legislativo che ha costituito (la legge, seppur con integrazioni e modifiche è ancora vigente) il perno della normativa urbanistica italiana e che, pur manchevole in molti punti, alla luce delle esperienze operative, conteneva elementi di grande apertura rispetto alle condizioni politiche ed al livello dell’esperienza, anche internazionale, del periodo in cui fu elaborata.

Tra i lavori urbanistici da segnale: il piano paesistico dell’isola di Ischia (1940), i piani regolatori di Salerno (1936), Taranto (1937), Bari (1952), in collaborazione con il figlio Giorgio e, l’ultimo, anche con Marcello Piacentini.
Partecipò anche alla Commissione per il nuovo piano regolatore di Roma.

Tra i suoi scritti si può ricordare:
- Per l’insegnamento della storia dell’arte nei licei e istituti tecnici, Belforte, Livorno 1911
- «Le nuove costruzioni del quartiere Trionfale dal 1919 al 1923», Architettura e arti decorative, 1924
- «I problemi dell’abitazione e quelli dell’estetica», Nuova antologia, luglio 1926
- Per la costruzione di un centro di studi urbanistici in Roma, Roma 1928;
- Per l’arte italiana, Roma 1930
- Per il piano regolatore di Roma 1931, Roma 1932
- L’ architetto nella vita moderna, discorso tenuto dall’on. arch. Alberto Calza-Bini il di 19 febbraio 1933 nella solenne celebrazione dell’anno accademico 1932-33 della regia scuola di Architettura di Firenze, Enrico Ariani, Firenze 1933
- «La tutela e l’inquadramento statale degli artisti», in Atti del VI Convegno “Volta”, Roma 1936
- «La facoltà di architettura nelle università italiane», in Annali dell’università italiana, I (1939)
- Il piano regolatore e le abitazioni in Roma, Istituto di studi romani, Roma 1940
- «I compiti dell’I.N.U.», Urbanistica, n. 1, 1941
- «Il piano territoriale strumento di disurbanamento», Urbanistica, n. 1, 1941
- «Per la disciplina urbanistico-edilizia della nazione», Urbanistica, n. 6, 1941
- «Verso una nuova legislazione delle aree urbane», Urbanistica n. 3, 1942
- «Urbanistica ed architettura», Urbanistica, n. 1, 1943
- Istituto fascista autonomo per le case popolari della provincia di Roma, Relazione del presidente per il ventennale della amministrazione fascista, Roma 4 aprile 1943, Tip. delle Terme, Roma 1943
- Il teatro di Marcello. Forme e strutture, Centro di studi per la storia dell’architettura, Roma 1953
- «Una chiesa doppia settecentesca nell’Umbria», Atti dell’8° Convegno nazionale di storia dell’architettura, Caserta, 12-15 ottobre 1953,

Hanno detto di lui
http://vincenzoperrone.it/content/alberto-calza-bini
http://www.treccani.it/enciclopedia/alberto-calza-bini_(Dizionario_Biografico)/

 

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