INUCOMUNICA

#Dialoghi di sostenibilità, la registrazione e il resoconto dell'incontro sugli ecomusei

05/08/2021

E’ stato il tema degli ecomusei attraverso il racconto di due esperienze fortunate nel nostro Paese al centro del secondo webinar del ciclo “#Dialoghi di sostenibilità”, l’iniziativa promossa dal gruppo tematico di INU Giovani "Sostenibilità e Climate Change". Il dialogo è stato moderato da Elisa Privitera e Matteo Lorenzo. I coordinatori erano Giada Limongi, Maria Somma, Carlo Federico dall’Omo e Alberto Bonora.

Sono intervenuti il presidente e il vicepresidente dell’ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili (realtà che opera nel Basso Milanese) Fabrizio Cremonesi e Flavio Mantovani, assieme a Giusy Pappalardo, ricercatrice di Urbanistica all’Università degli Studi di Catania, che ha parlato del processo in atto nella Valle del Simeto in Sicilia.

Dopo il saluto della coordinatrice di INU Giovani Luana Di Lodovico, i coordinatori hanno sintetizzato le ragioni alla base della scelta di approfondire l’argomento degli ecomusei. Privitera ha spiegato che “da molto tempo si parla di transizione ecologica, il problema è capire chi la attua e come. Esplorare la relazione tra città, comunità e ambiente ci fa capire come tale transizione non si basi solo sul progresso tecnologico ma su soprattutto sull'innovazione sociale, ovvero governance condivisa e coprogettazione territoriale”. Gli ecomusei sono importanti avamposti di sperimentazione di questi principi.

Lorenzo ha ricordato che l’ecomuseo in generale “rappresenta un progetto culturale innovativo, valorizza il territorio come ambito privilegiato delle relazioni tra uomo e natura, e come luogo dei saperi delle comunità locali, come testimonianza dei valori ambientali. Mette in sinergia le capacità degli abitanti per avviare processi di economie alternative. Il punto di forza degli ecomusei è la capacità di valorizzare le risorse culturali, ambientali e le tradizioni delle comunità”.

In generale l’esperienza degli ecomusei nasce in circa cinquant’anni fa e, ha spiegato Cremonesi, “si configura come un patto attraverso cui una comunità si prende cura del territorio, permettendo a tutti di partecipare attraverso le idee e le competenze. Riconosce il paesaggio come risorsa condivisa stabilendo il diritto di ogni cittadino di contribuire alla sua salvaguardia e accrescendo il valore percettivo. Si inizia ad amare il territorio nel momento in cui sentiamo che ci appartiene e lo conosciamo: nella nostra esperienza abbiamo visto che non è scontato”. Dal punto di vista formale, ha proseguito il presidente dell’ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili, gli ecomusei sono “istituzioni culturali che possono essere costituiti da enti locali o associazioni, senza scopo di lucro, con la caratteristica di assicurare attraverso la partecipazione attiva di popolazione, comunità locali, istituzioni culturali e scolastiche le funzioni di cura, gestione e valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico locale. La condivisione dei progetti rende peraltro più solide le candidature dei progetti a finanziamenti regionali o europei”.

Pappalardo ha spiegato che “i primi ecomusei nascono in Francia a partire dalle esigenze di apertura della museologia poste dai movimenti sociali. Si è trattato di una riflessione critica che ha influenzato anche le discipline che si occupano di ambiente, territorio e paesaggio. In Italia i primi ecomusei arrivano in Piemonte negli anni Novanta. Gli ecomusei si sviluppano nel tempo come dispositivi di sviluppo locale che offrono spunti progettuali. Nasce così una concezione di museo basata sulla conservazione dinamica, sulla tensione progettuale continua tra passato, presente e futuro”. Pappalardo ha esposto anche una la classificazione degli ecomusei: di iniziativa principalmente pubblica, di iniziativa principalmente associativa e una categoria storicamente più recente, quelli caratterizzati da partnership miste sin dall’inizio. E’ importante ricordare che ogni Regione stabilisce proprie regole di funzionamento e ogni ecomuseo un proprio assetto di governance, anche se è costante l’assetto multilivello, come multipla è la base conoscitiva, proveniente da diversi soggetti e componenti. Alcuni ecomusei si concentrano su un territorio ristretto, un comune o persino un quartiere, in altri casi coprono un territorio più vasto, con un’organizzazione di tipo policentrico. Sono gli ecomusei “ad antenne”, casistica in cui rientrano entrambe le esperienze di cui si è parlato nel dialogo.  

L’ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili, ha raccontato il presidente Cremonesi, “si trova nel Basso Milanese tra due arterie significative, la via Emilia e la Paullese. Nasce dall’esperienza della rete civica di San Donato Milanese. Abbiamo iniziato con gli eventi nel territorio, puntando sui viaggi di bicicletta. Ci siamo accorti che il territorio non era mappato. Il nostro ecomuseo in generale ha l’obiettivo di fare riscoprire il territorio. Diamo voce all’eterogeneità dei saperi collettivi, raccontando come si sono trasformati nel tempo. L’ecomuseo innanzitutto racconta il territorio, coinvolgendo i cittadini, le istituzioni, le imprese, le associazioni”.

L’ecomuseo del Simeto, di cui ha parlato Giusy Pappalardo, “tiene assieme un territorio vasto tra Catania e il libero consorzio comunale di Enna. Si tratta di un’iniziativa nata principalmente dal presidio partecipativo del patto di fiume Simeto, organizzazione di organizzazioni della società civile che da anni opera in partnership con il laboratorio per la progettazione ecologico ambientale dell’Università di Catania. Parliamo di un territorio interno e marginale per ragioni fisiche ed economico – sociali, ma ricco di potenzialità che si esprimono in una crescente vivacità della comunità. Si parte con l’opposizione a un mega – inceneritore che la Regione prevedeva di realizzare in un’area SIC, nel 2002. Nel 2008 si consolida la partnership che conduce un primo esperimento di mappatura di comunità, poi si dà vita a un patto di fiume fino ad arrivare nel 2018 allo sviluppo del processo ecomuseale. Si ragiona sulla storia, sul patrimonio culturale e paesaggistico. Si sta lavorando per il riconoscimento e la cura di questo patrimonio”.  

I ragionamenti e le spiegazioni degli ospiti sono stati sollecitati e intervallati dalle domande riportate dai moderatori e dai coordinatori. A una di queste, che chiedeva delle similitudini tra le due esperienze, Mantovani ha risposto sintetizzando: “In entrambi i casi si riscontra un continuo interesse rispetto al territorio, si tratta di vere e proprie palestre socioculturali per ricordarci che siamo tutti collegati, affinché rimanga una volontà di partecipare ed essere soggetti attivi”. Per Pappalardo, che ha concluso ricordando le grandi potenzialità degli ecomusei come luoghi di sperimentazione della Strategia nazionale delle aree interne, le analogie stanno anche nel fatto che si tratta di “luoghi per l’esercizio della democrazia deliberativa e partecipativa. La partecipazione quando funziona non è un rituale vuoto. Esistono diversi modi e strumenti, ma conta non tanto la tecnica quanto la chiarezza sulle finalità dello stare assieme e la capacità di dare continuità ai processi”.  

Il terzo webinar del ciclo “#Dialoghi di sostenibilità” si svolgerà il 30 settembre, e sarà incentrato sulle Nature Based Solutions. Del gruppo “Sostenibilità e climate change” di INU Giovani fanno parte anche William Aiello, Michele Cammareri, Sara Ferraro, Laura Ferretto, Federica Gerla, Alessandra Longo, Giovanni Mancardi, Benedetto Mazzullo, Giuseppe Milano, Mattia Scalas e Valeria Tesi.

 

Andrea Scarchilli – Ufficio stampa Istituto Nazionale di Urbanistica

La foto in apertura è di uno scorcio dell'ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili. E' stata scattata lungo il percorso che dal Parco Gustavo Hauser (San Donato Milanese) porta all'Abbazia di Viboldone. Il corso d'acqua che si vede nella foto è il canale della Vettabbia (San Giuliano Milanese)