Monografie e collettanei

Di Paola A., La città del petrolio: pianificazione urbanistica in Libia e città nuove (1970-2000), Alinea Editore, 2011
  Lo studio delle trasformazioni territoriali e della pianificazione urbanistica in un paese in via di sviluppo come la Libia, assume importanza nel panorama italiano e internazionale poiché affronta tematiche poco conosciute, sopratutto per l’esiguità delle fonti. Il volume mostra come la Libia presenti specificità che la pongono in una posizione di grande interesse. Lo sfruttamento delle risorse petrolifere a partire dal 1959, ha determinato tassi di crescita economica e conseguentemente forti dinamiche di inurbamento, tra le più sostenute del continente africano. La strategia insediativa, proiettata all’anno 2000 (ma in corso d’opera fino al 2005), si è incentrata sui principi del decentramento metropolitano, tramite la fondazione di nuove città e del riequilibrio tra città e campagna. Le aree in cui si sono sviluppate le città nuove sono infatti in gran parte desertiche, anche se destinate a crescere rapidamente a causa dello sviluppo repentino dell’industria estrattiva. Le “città del petrolio”, Ras Lanuf e Marsa el Brega, in particolare, con la costruzione delle moschee, del suk, delle unità abitative, dei colori, delle forme e anche per un certo “spontaneismo” dell’ambiente urbano, hanno assunto progressivamente, l’aspetto e i caratteri degli aggregati urbani fondati in epoche precedenti. Inoltre, i modelli derivanti dalla tradizione hanno ricoperto un ruolo preponderante, indice questo di una persistenza della cultura locale, che va ben oltre le possibili contaminazioni culturali e oltre le apparenti trasformazioni esteriori, ma è destinata a prevalere, imprimendo i segni propri della civiltà libica che assume caratteri distintivi anche all’interno della più vasta cultura musulmana.
Renzoni C., Il progetto ’80. Un’idea di Paese nell’Italia degli anni Sessanta, Alinea Editrice, 2012
  Punto culminante e al tempo stesso simbolo della crisi della programmazione economica nazionale degli anni Sessanta, il “Progetto ’80″ rappresenta il tentativo più ambizioso, nell’Italia del secondo dopoguerra, di immaginare uno scenario delle trasformazioni territoriali legate allo sviluppo. Il documento, redatto nel 1969 da un gruppo di esperti attivi presso il Ministero del bilancio, disegna un’Italia al futuro imperniata su un radicale ripensamento dei sistemi metropolitani e ambientali. L’immaginario del testo e delle carte che lo accompagnano affonda le proprie radici nelle precedenti esperienze della programmazione ma coglie anche con anticipo alcuni temi di dibattito divenuti in seguito centrali, come la questione della diffusione urbana o della tutela e valorizzazione delle aree di pregio. Sistemi urbani, parchi, attrezzature diventano la spina dorsale di un paese chiamato a rispondere ai bisogni di una nuova società di consumatori. Il volume ripercorre in maniera sistematica la storia dell’elaborazione, della pubblicazione e dell’impatto di un documento troppo spesso letto solo sotto il segno dell’utopia fallita, rivisitandolo e riposizionandolo nel dibattito delle politiche di respiro nazionale. Chiude il libro un’intervista a Giorgio Ruffolo, uno dei protagonisti di quella stagione, che torna a riflettere sul suo significato e le sue eredità.
Costa E.Itinerari mediterranei. Simboli e immaginario fra mari isole e porti, città e paesaggi, ebrei cristiani e musulmani nel Decameron di Giovanni Boccaccio, Città del Sole Edizioni, 2011
  Primo volume de I Quaderni di DeU, che si affiancano, integrandola, alla collana DeUrbanistica. Strumenti di confine, basati sulle contaminazioni culturali, i Quaderni intendono coprire spazi interstiziali fra discipline e saperi diversi legati a città, ambiente, territorio e paesaggio, per meglio comprendere la dimensione culturale dell’Urbanistica.
In questo suo mirabile lavoro, Enrico Costa, preside di corso di laurea di Urbanistica (Università di Reggio Calabria) compie un itinerario tra i luoghi del Decamerone di Boccaccio. Un viaggio nella società mercantile del Trecento, paragonabile a una società multietnica e multiculturale fortemente integrata. E di essa, proprio nel momento in cui il globo cominciava a superare i limiti del mare Mediterraneo, Boccaccio, nel Decamerone, fornisce la massima espressione letteraria, quasi a rappresentare il momento di svolta, una cerniera, fra Medio Evo e Rinascimento.
A metà tra libro di viaggio, mémoire, saggio geografico, il lavoro di Costa si nutre di suggestioni letterarie, cinematografiche, sociologiche e antropologiche, divenendo una vera e propria miniera di saperi, sapientemente intrecciati in una “contaminatio” scritta per il gusto della scrittura, con la voglia di guardare il reale con occhi partecipi, e di narrarlo con voce inalterata dalla separatezza di saperi e culture.
Andreassi F., La città evento. L’Aquila ed il terremoto: Riflessioni urbanistiche, Aracne Editrice, 2012
Le città sono tradizionalmente colpite da traumi di origine naturale o umana che ne modificano l’aspetto fisico e le condizioni di vita. Questo libro analizza l’evoluzione urbanistica di una città ciclicamente sottoposta al processo di demolizione e ricostruzione a seguito dei periodici eventi sismici che la colpiscono nel tempo, non ultimo quello che nel 2009 ha interessato l’Abruzzo e l’Aquila in particolare. Le derivate trasformazioni urbanistiche sono rappresentative delle priorità espresse dalla società contemporanea, deformata nei suoi valori anche dagli strumenti di comunicazione di massa ed individuale che, per loro natura, vivono del quotidiano. In tali occasioni il transitorio ed il provvisorio diventano un valore pretestuoso grazie al quale si modifica il territorio urbanizzato secondo principi ed obiettivi funzionali alle esigenze dell’oggi. Nasce così la città evento che accoglie al proprio interno tutte le manifestazioni sociali ed individuali senza alcuna remora nei confronti del passato e della programmazione del futuro. Trasforma i significanti in “eventi urbani” ripetibili che si sostanziano in atti reinterpretativi del contesto che causano forme e funzioni innovative con la sola finalità autorappresentativa.La città evento crea nuove città per nuove socialità; successivamente senza alcuna remora le abbandona quando non sono più utili. In tali occasioni il transitorio non è più un disvalore, ma uno strumento del progetto, così come la televisività e la telegenicità degli interventi.

Mariano C., Governare la dimesione metropolitana. Democrazia ed efficienza nei processi di governo dell’area vasta, Franco Angeli, 2011
La città contemporanea negli ultimi decenni ha continuato a crescere anche se in misura diversa rispetto al passato. Le nuove dinamiche di tipo socio-economico hanno determinato una nuova configurazione dei nuclei urbani, diventati poli attrattori di funzioni pregiate rispetto al loro intorno territoriale e in grado di stabilire relazioni territoriali decentrate sul territorio. Un dato abbastanza evidente è che allo stato attuale questa nuova dimensione fisica della città contemporanea entra in conflitto con la dimensione istituzionale, corrispondente alla delimitazione amministrativa dei confini comunali, e rende difficile la sua definizione per il determinarsi di situazioni di conflittualità e resistenze reciproche tra i diversi livelli istituzionali coinvolti. I modelli in corso di sperimentazione in alcune città europee evidenziano situazioni dove il problema del governo metropolitano è stato affrontato con soluzioni istituzionali rigide e forti e la creazione di livelli di governo a elezione diretta, situazioni in cui esistono solo autonome sperimentazioni dal basso con reti di cooperazione e coordinamento che si formano tra municipalità, agenzie di governo a vari livelli e i soggetti privati, e infine situazioni in cui coesistono le due componenti di livello di governo, il modello autoritativo unitario e la componente volontaria.
Il libro propone, a partire dall’analisi del ritardo della situazione italiana, una riflessione sulla crescente complessità del governo territoriale e sull’individuazione della forma di governo metropolitano idonea a garantire l’efficienza delle strutture interne e la competitività esterna, attraverso un approccio strategico ai temi dello sviluppo e della promozione economica.
Garramone V., Aicardi M. (a cura di), Democrazia partecipata ed electronic town meeting. Incontri ravvicinati del terzo tipo, Franco Angeli, 2011
Dopo Paradise l’OST? i curatori del volume ritornano sul “luogo del delitto” per una nuova indagine sui processi partecipativi, focalizzando l’attenzione sull’Electronic Town Meeting (ETM), una modalità di deliberazione collettiva in grado di coinvolgere contemporaneamente centinaia di persone attorno ad uno stesso tema. Con l’ETM le discussioni spontanee delle piazze (“incontri del primo tipo”) e le assemblee istituzionali (“incontri di secondo tipo”) evolvono in un “incontro del terzo tipo” capace di praticare l’ascolto attivo, far emergere preferenze, elaborare proposte e strutturare strategie condivise, in tempo reale e in sedi differenti, attraverso l’ausilio della tecnologia.
Il volume, attraverso una prospettiva interdisciplinare, costituisce la prima analisi corale sullo strumento e fornisce spunti utili per lo studio, l’organizzazione, la progettazione e la valutazione dell’ETM. Il lettore viene accompagnato nell’universo delle arene deliberative a partire da una pratica centenaria di autogoverno locale oggi rivisitata dalle innovazioni tecnologiche e culturali del XXI secolo. La raccolta propone contributi di accademici, professionisti della partecipazione (tra cui Luigi Bobbio, Rodolfo Lewanski, Giancarlo Paba, Avventura Urbana) e il punto di vista inedito di politici e funzionari che hanno scelto di introdurre la sperimentazione di questo metodo in Italia. Con la raccolta Paradise l’OST? , il volume costituisce un dittico attraverso cui i curatori indagano le tecniche e le modalità di partecipazione nell’Italia contemporanea, a partire da due tra gli strumenti più innovativi e fertili del settore: l’Electronic Town Meeting e l’Open Space Technology. Il testo raccoglie anche il contributo di Vito Garramone dal titolo “”Comunità parlanti. Esercizi e spazi di democrazia non gerarchica ma aperta e popolare”.
Terrana A. (a cura di), Guida alla lettura. Piano Territoriale Paesistico Agrigento. Tematiche paesaggistiche. Guida alla lettura, Lussografica Caltanissetta, 2009
Il Volume presenta la sintesi del progetto ed i contebuti ritenuti più significativi dei piani d’ambito che riguardano il territorio provinciale e vuole mostrare un percorso, l’esperienza e la sperimentazione di una pianificazione in continua evoluzione perché nel tempo sono cambiati approcci, metodologie, forme e contenuti. L’Amministrazione dei Beni Culturali, in questi ultimi anni ha avvertito la necessità di elaborare un progetto complessivo in questo territorio provinciale, consapevole di intervenire in un contesto di grande valore ambientale, ma anche in un territorio fortemente antropizzato, di cui va ricostruita un’identità tenendo conto anche dei rilevanti interessi economici che sul territorio si sono creati. L’emanazione della Convenzione Europea del Paesaggio ha proposto con forza la questione paesaggistica come elemento di riferimento per la costruzione di uno sviluppo territoriale sostenibile, in base alla considerazione delle innumerevoli funzioni svolte dal paesaggio sul piano culturale, ecologico, ambientale, sociale ed economico; sulla sua capacità di orientare l’insediamento, le trasformazioni del territorio rurale, la progettazione delle infrastrutture e i nuovi assetti fruitivi. Il piano paesaggistico si candida a svolgere un ruolo di rilievo nell’ambito territoriale provinciale, poiché nei contenuti riesce a prospettare visioni integrate di salvaguardia, di recupero, di riqualificazione e di sviluppo, e a individuare le potenzialità di territori giudicati privi di valore o di identità, esclusi dai tradizionali e consolidati circuiti economici e fruitivi o che presentano valori dispersi nel territorio.
Bottari A., Paesaggio, progettazione urbanistica e spazio pubblico. Un territorio per il progetto e la didattica, Aracne Editrice, 2012
Ridisegnare la città esistente vuol dire riscoprirne la storia e la ricchezza di segni sedimentati, tuttora presenti e visibili, ma non riconosciuti come tali. Ciò presuppone il farne oggetto di “cura” costante ─ non solo nel senso di un’attenzione materiale rivolta ad azioni di tipo manutentivo e innovativo, ma anche, e innanzitutto, considerando la città e la sua periferia come oggetto di osservazione, di studio, di conoscenza, di appropriazione identitaria e, infine, di godimento ludico ed estetico.
La condizione perché ciò avvenga è individuata nella “lentezza”, che rende possibile l’osservazione del dettaglio, delle relazioni fra gli oggetti e gli spazi, con le persone, e la conoscenza di una realtà estremamente complessa e stratificata che richiede tempi lunghi, pazienza, sensibilità, riflessione., ma anche leggerezza e pause “silenziose”.
Questi temi nodali si aggregano, si sviluppano e traducono nelle due metafore di “Trama Verde” e di “Città Parco” ─ motivi guida di un’esperienza didattica pluriennale di ricerca e di costruzione di un metodo del progetto, svolta curando un laboratorio di Urbanistica del Politecnico di Torino.
Criticità, ovvero instabilità ed inefficienze del sistema, individuate attraverso analisi sistematiche; opportunità di trasformazione e riqualificazione a diversi livelli e scale, in relazione agli strumenti di governo della città e del territorio; un’idea di paesaggio come costruzione di immagini di territorio, attuale e storico, percepito o desiderato; matrici morfologiche attivabili a scale differenti, ma caratterizzate da intersezioni e interdipendenze transcalari, applicabili all’analisi dello stato di fatto e come una sorta di “impronta” morfologica e strutturale di progetto.
Terrana A. (a cura di), Paesaggio in attesa. Temi del Piano Teritoriale Paesistico Agrigento, Lussografica Caltanissetta, 2009
Il testo, dopo una prima rappresentazione generale sul tema del paesaggio e della metodologia della pianificazione paesaggistica, introduce con la fotografia il senso del paesaggio nella vita personale e collettiva di ognuno di noi, i modi e i meccanismi della percezione in relazione ad esso come strumento di comunicazione.
Ci siamo sforzati di documentare i paesaggi che apprezziamo di più, quelli che offrono aspetti di naturalezza, o che mostrano una ricca e chiara presenza di segni storici, di significative tracce di culture, di nessi leggibili tra struttura ed uso del suolo; quelli che denotano il modo equilibrato in cui l’intervento umano si è rapportato a fenomeni ed elementi naturali; le pianure coltivate e i versanti consolidati con particolari tecniche agricole; i pendii terrazzati per le colture agricole e i borghi arroccati sulle alture; ma abbiamo anche proposto, “immagini detrattorie della natura”, secondo le aspirazioni e i modelli culturali negativi del nostro tempo, secondo assetti in cui è evidente l’incapacità dell’uomo ad inserirsi nei cicli della natura sulla base della comprensione dei suoi processi.
Per far ciò, ci siamo avvalsi di classificazioni e selezione di centinaia d’immagini raccolte e di contributi grafici e testuali, con lo scopo di accostarci gradatamente alla conoscenza, all’organizzazione grafica di schemi che hanno permesso il ragionamento e il rilevamento di ciò che può essere atteggiamento generico dell’uomo o, invece, sentimento, ricordo, emozione personale, proiettato nella lettura della pianificazione paesaggistica.
Una rappresentazione scientifica volta alla presentazione del paesaggio agrigentino, in un racconto prevalentemente fotografico, attraverso appunti, sequenze d’immagini e tavole grafiche dimostrative, dove si sintetizzano gli aspetti salienti emersi e i contributi più rilevanti del percorso conoscitivo del lavoro svolto nella pianificazione.
Pividori R., La valutazione delle aree edificabili e soggette a esproprio, Il Sole 24ORE, 2012
L’opera si pone la finalità di dare una risposta completa e analitica a tutte le problematiche correlate alla valutazione delle aree edificabili e contiene, nella sua interezza, il “Sistema Analitico” per il calcolo del valore delle Aree Edificabili, riportato su semplici fogli di calcolo excel, moficabili e stampabili. Le principali problematiche affrontate riguardano: il regime dei suoli – una corretta valutazione e riflessione sul valore dei suoli edificabili consente una equa redistribuzione del valore della rendita di posizione; l’espropriazione e valutazione conseguente – nel momento in cui il valore di mercato è assunto come valore di riferimento, si impone di definire i limiti analitici di tale concetto per evitare i condizionamenti di un mercato “non ordinario”; l’attuazione dei piani particolareggiati di iniziativa pubblica -l’acquisizione delle aree e degli immobili possono rappresentare un ostacolo irrisolvibile per l’attuazione dello stesso Piano; il libero mercato immobiliare – le analisi puntuali riferite al valore degli immobili mal si adattano a un mercato in cui, in particolare nelle aree centrali, vige il principio della domanda e dell’offerta svincolate da analisi sul tipo edilizio e metodologie progettuali specifiche; le problematiche tributarie – i tributi locali hanno amplificato la questione del valore delle aree edificabili facendolo diventare un problema quotidiano (imposta I.C.I.). Inoltre si è approfondito l’aspetto Amministrativo-Gestionale dei Piani Regolatori, Piani Particolareggiati e interventi Diretti e approfondito la metodologia progettuale-operativa con particolare riferimento alle problematiche economico-gestionali degli immobili e dei Suoli edificabili.
Alberti F., Garramone V., Jogan I. (a cura di), Ripensare la montagna nel web 3.0, Franco Angeli, 2012
“Ripensare la montagna nel web 3.0″ restituisce una sintesi dei risultati di una ricerca su una piattaforma web, per la gestione della conoscenza su di un’area pilota nelle dolomiti bellunesi e del dibattito che a questa è seguito. Un libro che indica come fare un diverso uso delle tecnologie informatiche e dei sistemi di gestione dei databases “geografici”; che ci segnala best practices ed eccellenze anche in luoghi e situazioni impensati; che suggerisce che anche gli audiovisivi ed i social network possono essere usati per far emergere le istanze locali ed individuali; che ci racconta che le montagne si stanno ripopolando di nuovi “montanari”; che indica come l’architettura tradizionale possa aprire soluzioni innovative in ambito sia della conservazione dei saperi locali che del risparmio energetico; che mostra i valori naturalistici e la loro azione di conservazione della biodiversità più come risorse che come vincoli, ecc…
Nel volume, viene posta l’enfasi sull’importanza delle basi di conoscenza, in generale, ma nello specifico sulla sperimentazione di una “enciclopedia dei saperi territoriali”, disponibile gratuitamente sul web e strutturata ontologicamente attraverso modi “wiki” semantici. Un sistema aperto che può essere consultato, interrogato ed implementato. Un’occasione per raccogliere e restituire informazioni, dati e conoscenze necessarie allo sviluppo, alla partecipazione e al decision making di un’area montana in generale.
«La rinascita della montagna richiede grosse dosi d’innovazione, non solo tecnologica, ma anche regolativa e presuppone un cambiamento nel modo stesso di conoscere, concepire e praticare la montagna». Il volume offre un suo contributo a sostegno di queste speranze e finalità.
Tomasetti F., Cambiare Rimini. De Carlo e il Piano del Nuovo Centro (1965 – 1975). Maggioli Editore, 2012
Il libro narra la storia della relazione tra Rimini e Giancarlo De Carlo: tra una città, intesa come spazio e società, ambiente costruito e cittadini, e un famoso architetto, professore e uomo di cultura. De Carlo incontra e frequenta Rimini in un decennio in cui la città rallenta la sua crescita quantitativa e riflette su se stessa e sul suo futuro: alla crescita quantitativa ora si deve sostituire la qualità, che significa anzitutto riqualificazione della città e della zona turistica. De Carlo accetta la sfida ad una sola condizione: il Comune deve condividere la sua scelta ideale e culturale di fondare il processo di pianificazione sulla “partecipazione” dei cittadini, ed agire di conseguenza come nei fatti avviene fino alle elezioni amministrative del 1970. Ai tradizionali protagonisti dell’urbanistica (amministratori, tecnici… e speculatori) si aggiungono quindi centinaia di cittadini, di tutti i ceti ed età, professori e studenti, operai e intellettuali, abitanti del centro e del forese, intercettati in decine di incontri e riunioni nell’Arengo, nelle case del popolo, nelle parrocchie, nelle scuole ed addirittura nella discoteca l’Altro Mondo. La storia del Piano è dunque il racconto di questo esperimento sociale e culturale ancor prima che urbanistico che vede De Carlo alla testa di una azione volta a informare, formare, orientare, educare, ed anche convincere ed ammaliare decine e centinaia di riminesi sulle sue teorie della città applicate a Rimini e sulla necessità civica di una responsabile partecipazione dei cittadini alle scelte per il futuro di Rimini. La partenza è ottima ma poco dopo tempo, con il cambio di amministrazione la spinta iniziale si esaurisce fino a spegnersi: il Comune non prosegue nel programma di partecipazione e De Carlo protesta inutilmente: il Piano diventa il “suo Piano”, che sconta quindi la mancata verifica con la cittadinanza.
Nuzzolo A. (a cura di), Politiche della Mobilità e Qualità delle Aree Urbane, Alfredo Guida Editore, 2010
L’individuazione della strategia ottimale richiede la conoscenza dei fenomeni che sottendono alle dinamiche urbane e le interazioni che esistono tra economia, territorio, ambiente, da una parte, e le politiche della mobilità, dall’altra. In altri termini, occorre conoscere quali sono le tessere del “mosaico” che è possibile riposizionare, e soprattutto quali impatti può produrre tale modifica sulla mobilità, sull’ambiente e sul sistema produttivo. Questo libro vuole offrire un contributo in tal senso e vuole essere uno strumento a supporto della definizione degli obiettivi e dell’individuazione delle strategie ottimali. Esso è il frutto di una ventennale attività di ricerca, didattica e consulenza del Laboratorio di Progettazione dei Sistemi di Trasporto dell’Università di Roma “Tor Vergata”, di cui fanno parte Agostino Nuzzolo, Umberto Crisalli, Pierluigi Coppola, Antonio Comi e Luca Rosati. A questa si è aggiunta più recentemente l’esperienza di amministratore del Comune di Napoli, in qualità di Assessore alla Mobilità, di Agostino Nuzzolo.
Il capitolo 1, a cura di Agostino Nuzzolo e Pierluigi Coppola, approfondisce le relazioni tra i tempi e i costi di spostamento in città e il benessere dei cittadini. I capitoli 2 e 3, a cura di Pierluigi Coppola, analizzano le interazioni tra l’accessibilità e lo sviluppo del territorio, da una parte, e tra i costi del trasporto e il sistema economico-produttivo di un’area, dall’altra. Successivamente, sono analizzati i costi “esterni” del trasporto, in particolare quelli ambientali nel capitolo 4, a cura di Antonio Comi, e quelli legati all’incidentalità stradale nel capitolo 5 a cura di Agostino Nuzzolo. Nel capitolo 6, a cura di Antonio Comi, viene analizzato il fenomeno della distribuzione urbana delle merci e vengono illustrati alcuni casi di studio. Nel capitolo 7, a cura di Agostino Nuzzolo, si riporta una disamina delle politiche della mobilità che a livello europeo vengono raccomandate per lo sviluppo sostenibile delle città L’ultimo capitolo, infine, a cura di Umberto Crisalli, è dedicato agli ITS (Sistemi Intelligenti di Trasporto) che costituiscono la frontiera per la gestione del sistemi di trasporto e il supporto alle politiche di mobilità.
Regione Emilia Romagna, Farnè E., Fucci B. (a cura di), Paesaggi in divenire. Convenzione Europea del Paesaggio e Partecipazione: i progetti sperimentali di PAYS.MED.URBAN, Maggioli Editore, 2011
“Paesaggi in divenire” racconta l’esperienza di quindici progetti sperimentali, riguardanti paesaggi urbani e periurbani, sviluppati nell’area mediterranea in attuazione dell’art.6 della Convenzione Europea del Paesaggio. Sono affrontate differenti problematiche quali la qualificazione e gestione degli spazi aperti, con particolare attenzione alle funzioni paesaggistiche, ambientali, sociali e culturali dell’agricoltura periubana; la qualificazione paesaggistica e/o la progettazione di nuove aree industriali affinché risultino attrattive per la localizzazione delle imprese della neweconomy; il miglioramento paesaggistico dei punti di accesso alle città; l’integrazione paesaggistica di nuovi quartieri residenziali in aree urbane periferiche; la qualità visiva ed ambientale della frangia urbana, di interfaccia tra edificato urbano ed aree libere non costruite. Le attività coordinate dalla Regione Emilia-Romagna (capofila dell’attività sperimentale) e sviluppate da Elena Farnè e Barbara Fucci delineano ognuna delle azioni pilota sul piano metodologico, fornendo indicazioni e strumenti operativi per identificare le problematiche di ogni area, mappare gli stakeholders locali, definire gli obiettivi ed i programmi di lavoro di ogni processo, monitorarne lo stato di avanzamento e gli esiti. Ogni progetto è strutturato quindi secondo un’impostazione condivisa fra le quattordici regioni europee coinvolte: partendo dalle analisi sullo stato dell’arte del paesaggio locale e dalla valutazione delle dinamiche di trasformazione, si è operata la mappatura degli interessi in gioco, la definizione degli obiettivi di qualità paesaggistica, lo sviluppo delle proposte progettuali ed infine l’assunzione di impegni e la diffusione dei risultati. Queste azioni sono state perlopiù svolte con le amministrazioni locali che hanno contribuito attivamente nel coinvolgimento dei portatori di interesse di ogni territorio.
Vergano A., Caruano A. (a cura di), Smart Planning Per le Città Gateway in Europa – Atti della IX Biennale delle Città e degli Urbanisti Europei, INU Edizioni, 2012
“Smart, green, inclusive”: in questo neologismo il tema della sostenibilità urbana si intreccia con quello della tecnologia ambientale e della ICT applicate alle città. L’obbiettivo è promuovere una pianificazione intelligente, che limiti l’uso di risorse non riproducibili, trovi alternative al consumo di suolo e promuova lo sviluppo sostenibile.
Partendo da queste parole chiave, il testo raccoglie i materiali del convegno «Smart planning per le città gateway in Europa. Connettere popoli, economie e luoghi», articolato in tre sessioni plenarie e in sei workshop tematici: 1) Città Porto: la dimensione multipla della pianificazione spaziale; 2) Pianificazione integrata dei corridoi di trasporto europei; 3) Il ruolo strategico delle città gateway in Europa; 4) Città regione globali e Macro regioni in Europa; 5) Smart Cities e sviluppo urbano sostenibile; 6) Immigrazione e nuovi abitanti nelle città gateway. Tra i contributi del volume anche l’articolo di Luca Salvetti dal titolo: “Pianificazione coordinata Città- Porto: le prime sperimentazioni della ‘Commissione Astengo’. Soluzioni tecniche per lo sviluppo portuale genovese” che si riferisce ad alcune risposte agli esiti dell’attività della Commissione Astengo (1963- 1965), istituita dal Comune di Genova per la revisione del PRG approvato nel 1959.
Russo M., Il progetto urbano nella città contemporanea. L’esperienza di Salerno nel panorama europeo, CLEAN Edizioni, 2011
Il libro di Maurizio Russo prende spunto dalla riqualificazione urbanistica della città di Salerno, avviata da Oriol Bohigas nei primi anni Novanta, per tracciare un quadro completo delle questioni di governo urbano nelle città attuali.
Il libro è diviso in due parti: nella prima parte il progetto urbano è inteso come strategia di sviluppo o posizionamento (“vision”) della città nel suo complesso; nella seconda parte, come intervento concreto su parti urbane delimitate. Nelle conclusioni è mostrato come questi due aspetti del discorso urbanistico siano inscindibili tra loro, e debbano sempre marciare di pari passo nei processi di pianificazione urbana. Tale discorso è sviluppato alla luce della letteratura specialistica prevalente negli ultimi anni e di numerose esperienze urbane, tra cui Helsinki, Zurigo, Bilbao, Sesto San Giovanni, Reggio Emilia, oltre che Salerno. È inoltre rivolto uno sguardo al passato con una sorprendente rivalutazione dell’urbanistica moderna, quella di Le Corbusier e della Carta d’Atene, purché affiancata ai valori della città tradizionale. L’effetto è una “città ibrida”, aperta al paesaggio ma che conserva i vantaggi della vicinanza e della piccola scala.
Il libro, riccamente illustrato con 600 immagini, si chiude con un elenco di sei “doveri” – o buoni princìpi urbanistici – per il governo della città contemporanea: dovere di conoscenza; dovere ecologico; dovere di progettare la complessità; dovere di comunicazione, partecipazione e governance; dovere di coesione, bellezza e competitività urbana; dovere di buona amministrazione.
Fazia C., I nuovi contesti della governance urbana. Città, territorio e ambiti complessi, Edizioni Le Penseur, 2012
Il libro affronta le questioni relative al delicato nesso tra aspetti sociali e urbani: una contaminazione reciproca (tra sociologia e urbanistica) che lega settori sì diversi ma solidali negli obiettivi e nei loro “mandati sociali”, vale a dire qualità della vita e qualità urbana. I pensieri scientifici della sociologia urbana hanno dato impulso ad un approccio innovativo volto a favorire il dialogo e ad affrontare le questioni riguardanti le nuove aspettative di città, ad avviare confronti e discussioni declinandone l’utilizzo anche in funzione di un’idea di costruzione condivisa della città futura.
Per realizzare la città come “luogo” funzionale e dei diritti urbani occorrono spazi urbani adeguati e localizzati in modo ottimale, occorre tradurre in termini concreti volontà politico-amministrative legate al diritto all’equità, occorre assicurare l’equilibrio fra diverse e contraddittorie esigenze, e di questo l’urbanistica deve farsi carico. L’urbanistica non è solo una disciplina riservata agli esperti. Occorre coinvolgere la collettività in tutti i processi di trasformazione della città e del territorio con azioni di comunicazione, animazione, consultazione ed empowerment: graduando e differenziando le modalità e il portato delle azioni partecipative, e degli esiti. La “costruzione” partecipata della città e del territorio si attua, infatti, con modalità e con esiti diversi in relazione ai contesti della governance in cui viene praticata, e porta comunque con sé gli effetti positivi derivanti dall’argomentazione pubblica delle scelte tecniche e politiche, grazie (anche) alle quali i luoghi in cui viviamo si trasformano, avvicinandosi o allontanandosi da una certa idealizzazione di città.
Coppola E. (a cura di), Urbanistica comunale oggi. L’innovazione nella pianificazione urbanistica comunale: esperienze di piano a confronto, Liguori Editore, 2012
L’innovazione che la disciplina urbanistica ha subito in questi anni, soprattutto a causa dell’attuazione delle leggi urbanistiche regionali, ha prodotto un certo smarrimento nell’elaborazione dei piani comunali.
Le 16 esperienze comunali descritte nel libro attraversano l’Italia da sud a nord avendo nella Campania un luogo di osservazione privilegiato e sono state raggruppate secondo quattro tematiche di analisi: “Cooperazione intercomunale” (il Fortore beneventano, la provincia bolognese, Corso Marche a Torino), “Documenti strategici e strutturali” (Sassano, Mirabella Eclano, Ancona, Siena, Feltre), “Approcci al territorio e alla comunità” (Ottaviano, Lodi e Monopoli, S. Benedetto del Tronto, Cava de Tirreni, Montecorvino Rovella) e “Questioni attuative” (Lamezia Terme – Catanzaro, Vallo di Diano, Villaricca e Castellammare). Questi piani, nati in contesti regionali diversi, presentano linguaggi comuni non solo da un punto di vista rappresentativo-formale ma anche contenutistico. L’articolo propone, inoltre, un raffronto tra tre diverse leggi urbanistiche regionali – Lombardia (L.R. 12/2005), Veneto (L.R. 11/2004) e Campania (L.R. 16/04) – e approfondisce questioni di problematicità, soprattutto in relazione alla dimensione campana, rappresentate dalla pianificazione associata e dal ruolo della pianificazione comunale nei cosiddetti “piccoli comuni”.
Gli spunti offerti vogliono rappresentare uno stimolo alla pianificazione oltre a testimoniare come l’attivazione – ma soprattutto la conclusione – di un piano possa rappresentare uno strumento essenziale per la crescita e lo sviluppo di un comune. Tra i contributi del volume anche l’articolo di Emanuela Coppola dal titolo “L’attuale stagione urbanistica dei piani comunali: innovazioni e criticità”
Selicato F. Rotondo F., Progettazione urbanistica. Teorie e tecniche. Mc Graw Hill, 2010
In questi ultimi anni il dibattito disciplinare si è notevolmente spostato sui temi del progetto ambientale e dell’ecologia del paesaggio, cercando di integrare alcuni dei principali “concetti nomadi” delle discipline ecologiche nei processi di formazione dei Piani. Stabilito che l’acquisita coscienza ambientale ed ecologica costituisce un patrimonio culturale da approfondire e da non trascurare, appare utile, riprendere il dibattito sui caratteri insediativi, per meglio definire quella che si può denominare la “matrice insediativa” dei tessuti edificati.
Sulla necessità di riportare in primo piano il dibattito sugli elementi strutturanti del progetto urbano, siano essi di matrice ambientale che di matrice insediativa, all’interno di un rinnovato connubio fra Piano e progetto, il volume intende focalizzare l’attenzione, a partire dal rilevante bagaglio culturale che la disciplina urbanistica ha costruito. L’obiettivo che ci si pone è dunque quello di rileggere e riorganizzare i materiali del progetto in relazione alle nuove sfide progettuali che urbanisti ed architetti dovranno affrontare nella pratica professionale.
Per questa ragione particolare attenzione è posta nella capacità di comunicare, in maniera chiara e comprensibile, il modo secondo cui i materiali del progetto concorrono a dare senso all’organizzazione dello spazio, senza disconoscere quella complessità di relazioni entro cui prende forma e si concretizza il progetto urbano.
In questo itinerario concettuale e metodologico una parte di rilievo è riservata alla rappresentazione, affidata a schematizzazioni grafiche col chiaro intento di evidenziare, di volta in volta, i caratteri salienti e costitutivi del progetto. Il disegno è inteso come chiave interpretativa del progetto, strumento di verifica e controllo dell’idea progettuale, sintesi di quel bagaglio di conoscenze che occorre possedere per saper progettare.
Marino A., Tamburini G. (a cura di) Città nascenti. I borghi del Fucino, Gangemi Editore, 2010
Il volume illustra i primi passi del lavoro di riordino e valorizzazione dell’Archivio professionale di Marcello Vittorini riconosciuto, nel 2007, di rilevante interesse culturale dal Ministero per i beni e le attività culturali. I materiali raccolti nella pubblicazione descrivono le prime esperienze a metà degli anni ’50, quando a capo del Servizio Urbanistica ed Opere Edilizie dell’Ente Fucino progettò e realizzò complessi scolastici e borghi agricoli. Sono “città nascenti” che costituiscono la prima occasione per Vittorini di mettere in atto la sua visione sulla città e sull’abitare. Insediamenti accentrati dotati dei servizi essenziali strutturati intorno alla comunità per creare un ambiente di vita associata “per divenire pienamente uomo e non soltanto individuo”. Un tessuto abitativo compatto che si apre in spazi di sosta e di incontro dove la complessità e varietà dell’ambiente urbano, caratterizzato da strade articolate, animate da scarti irregolarità e piegature, è ottenuta attraverso le variazioni nel meccanismo aggregativo di un unico tipo edilizio. Una semplice casa unifamiliare a due piani dotata di spazi esterni di pertinenza, basata su criteri di economicità e funzionalità tenendo conto delle norme tecniche per zone sismiche di prime categoria. Queste città di fondazione post fasciste, poco note, vengono documentate con un interessante materiale per maggior parte inedito. Il libro, che si avvale del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, comprende due saggi di inquadramento ad opera dei curatori, Angela Marino e Giulio Tamburini, una antologia dei testi presenti in archivio che illustrano la questione della bonifica e dei nuovi insediamenti del Fucino, oltre ad un testo inedito di memorie di Marcello Vittorini del 2009 sui suoi esordi.
Pulselli R.M., La città in movimento. Come esplorare la cinetica dei sistemi urbani, LARIS Editrice, 2011
Le città sono in incessante attività, in continua evoluzione, mai in equilibrio. Gli elementi fisici e la popolazione che li occupa sono sempre in movimento nello spazio e nel tempo. In questo contesto, siamo portati a considerare le città come strutture lontane dall’equilibrio, con dinamiche proprie che si sviluppano nel tessuto urbano in modi articolati e complicati. Oggi questa percezione sta prendendo piede: la cinetica della città è al suo primo stadio.
“La Città in Movimento” illustra un approccio di studio ispirato alla landscape ecology e rivolto ad investigare le proprietà cinetiche e di autoorganizzazione delle città contemporanee. Concetti e teorie offrono spunti di riflessione che trovano immediato riscontro in un’applicazione concreta, un’indagine delle dinamiche della mobilità nell’area metropolitana della Toscana Centrale. In particolare, metodi e risultati che sono esposti nel libro riguardano la ricerca e la sperimentazione di una tecnica di monitoraggio delle dinamiche urbane basata sulle tecnologie di telecomunicazione mobile. L’obiettivo è quello di dimostrare come le Information and Communication Technologies (ICT) rappresentino un’opportunità per reperire informazioni sul funzionamento di sistemi territoriali vasti attraverso l’elaborazione di dati statistici real-time e come queste possano essere utilizzate per migliorare la nostra capacità di gestione e pianificazione dei sistemi urbani.
Graziani A. G., Guida alla stima della VAS. Prevalutazione della sostenibilità delle scelte di piano con indicatori omogenei ai parametri urbanistici, Maggioli Editore, 2012
L’asincronia che si verifica in genere tra Piano e VAS rende la valutazione ambientale inefficace perché quasi sempre in ritardo rispetto ai tempi utili per proporre realistiche alternative al Preliminare di Piano: problema acuito dalla insufficienza delle strutture tecniche di molti Enti pubblici nel confronto con la flessibilità della nuova normativa. Elaborato sulla base di esperienze di lavoro sul territorio, questo nuovo volume fornisce un metodo di prevalutazione del grado di sostenibilità dello stato di fatto e dei futuri assetti derivanti dalle previsioni di piano. L’utilizzo di indici quantitativi derivati da parametri di facile manovrabilità nell’ambito della disciplina urbanistica, rende agile il processo di valutazione. Nel dettaglio della seguente trattazione, la guida spiega come intervenire in tempo utile ai fini di una effettiva integrazione della VAS nel processo di Piano. Il testo, dopo un inquadramento metodologico e di fondo generale basato sull’Indice di Biopotenzialità Territoriale – Bte e l’indice US di sostenibilità delle destinazioni d’uso del suolo quali strumenti per una valutazione di massima dello stato di salute ecologica del territorio e della sua probabile evoluzione indotta dall’attuazione di un piano urbanistica, propone un “set” di indicatori di uso concreto. Il testo propone quindi (dimostrandone l’utilità anche attraverso la descrizione di alcuni casi concreti) “un metodo di prevalutazione quantitativa del grado di sostenibilità delle condizioni e delle trasformazioni del territorio (….) con un procedimento di calcolo facilmente leggibile dal personale tecnico e amministrativo del comuni interessati dal processo Pgt – VAS (….)
 

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