Articoli di Riviste

Salvetti L., Politiche e piani per la modernizzazione del Cairo, in Territorio n. 50/2009
L’articolo propone la descrizione delle principali esperienze di pianificazione della capitale egiziana predisposte nel corso degli ultimi 150 anni. Materia di discussione sono i modelli di crescita della città e di sviluppo economico promossi dalle ideologie di pianificazione impiegate sullo sfondo di un contesto politico contraddistinto da una rilevante instabilità.
A tal proposito l’articolo, pur anticipando di due anni la cosiddetta ‘Rivolta del Nilo’ esplosa nel gennaio 2011, può aiutare a comprendere l’incoerenza di alcune scelte pianificatorie del recente passato. Scelte che hanno favorito il profondo squilibrio urbano e sociale contro il quale sono divampate le proteste della ‘primavera araba’ egiziana. L’articolo è suddivisibile in due sezioni. Nella prima si illustra il primo contatto diretto tra i modelli della tradizione millenaria cairota e la moderna disciplina urbanistica europea. La seconda sezione dell’articolo si incentra sui piani del secondo Novecento, valutati in riferimento alle loro prerogative di contrasto all’emergenza demografica ed alle contraddizioni della crescita urbana. Si propone quindi una rassegna di quattro diverse esperienze di pianificazione. La prima riguardante l’avvio delle politiche di pianificazione nell’epoca di Nasser. La seconda esperienza analizzata è quella dell’introduzione del concetto spaziale di Greater Cairo Region nello Schema Direttore del 1970’. Il terzo caso proposto è quello del Master Plan del 1983, che tentò d’innovare la politica di decentralizzazione avviata con le new towns. Infine, con l’ultimo paragrafo, si è introdotti al passaggio al nuovo millennio, contraddistinto dalla revisione del Master Plan degli anni Ottanta.
Frigau F.,  Pusceddu P.,  Housing Sociale : la dimensione politica del progetto, in Territorio n.62/ 2012
Nell’autunno del 2010 il Comune e la Facoltà d’Architettura di Alghero partecipano alla Manifestazione d’interesse per progetti pilota di Housing Sociale indetta dalla Regione Sardegna. Il bando è una prima risposta alle nuove disposizioni nazionali , introdotte dalla Finanziaria del 2008 e dal cosiddetto Piano Casa, in materia di Abitare Sociale.
La costruzione della proposta rappresenta l’occasione per una ricerca sul rapporto tra politiche abitative e politiche urbane; sul ruolo della Casa nella costruzione della città pubblica. Gli elementi innovativi sono diversi, primi fra tutti l’utilizzo dei fondi immobiliari etici ed il coinvolgimento dei privati nella costruzione di valori pubblici. I rischi sono noti e richiamano alla responsabilità politica nella definizione di un progetto comune per la città contemporanea; inducono a innovare il ruolo del progetto.
La riflessione allora è sulla dimensione politica del progetto, ciò che lo rende strumento di conoscenza del territorio, sintesi delle sue complessità e mai subordinato alla politica o mera applicazione della stessa; una piattaforma in grado di attivare sinergie, dinamiche economiche e sociali, in sintesi capace d’innescare processi di vita urbana.
Fistola R.,  Gallo M., La Rocca R.A.Mobilità veicolare, emissioni inquinanti e impatti sulla salute pubblica, in TeMA – Journal of Land Use Mobility and Environment vol.2 n.02/2009
L’articolo approfondisce il tema degli impatti della funzione mobilità e dei conseguenti effetti delle emissioni inquinanti sul sistema urbano. Il contributo innovativo è riconducibile all’individuazione delle infrastrutture stradali “critiche” sulle quali intervenire con priorità al fine di ottimizzare i livelli di sicurezza riferiti alla tutela della salute pubblica. I risultati riportati nell’articolo si riferiscono ad un progetto di ricerca più ampio, finanziato dalla Regione Campania, che si è posto l’obiettivo di valutare gli effetti delle emissioni inquinanti, in particolare del PM10, sulla salute umana alla scala regionale, provinciale e comunale. In particolare, l’articolo presentato, si riferisce all’ambito urbano di Benevento proponendo una metodologia di individuazione delle infrastrutture viarie critiche dal punto di vista ambientale, sulle quali è necessario agire anche attraverso politiche di limitazione del traffico veicolare. Alla base del lavoro vi è la considerazione che gli effetti inquinanti abbiano una elevata correlazione con la morfologia del tessuto dei centri urbani ed in particolare con la struttura fisica della rete viaria. È, quindi, possibile individuare all’interno di un sistema urbano alcuni “canali critici” che per la particolare conformazione fisica non sono in grado di supportare alcun tipo di traffico veicolare se non compromettendo notevolmente i livelli di sicurezza della salute umana. Le “aree di pericolosità”, caratterizzate da un’alta concentrazione di canali critici, individuano sul territorio gli ambiti urbani nei quali concentrare gli interventi per una gestione ottimale della mobilità veicolare urbana. La fase sperimentativa è stata implementata dalla progettazione di un sistema informativo geografico (GIS) orientato ad un duplice obiettivo: da un lato, consentire l’individuazione delle aree ad elevata pericolosità attraverso l’overlay dei piani informativi (sia alla scala territoriale che a quella urbana); dall’altro permettere la selezione dei “canali critici” e la successiva individuazione delle zone urbane a rischio, attraverso il supporto di procedure automatizzate e implementabili in altri contesti urbani.
Di Chio A., Borrelli M., Borrelli E., Un ponte metropolitano a Napoli Capodichino, in TeMA – Journal of Land Use Mobility and Environment, vol.3 n.4/2010
Uno dei temi più dibattuti in riferimento al passaggio di una nuova infrastruttura in un paesaggio, più o meno antropizzato, riguarda i rischi della possibile distruzione di quest’ultimo. Alcune volte, però, questi interventi costituiscono una vera e propria occasione per riqualificare ambiti urbani degradati anche estesi. In questo spirito si è operato con il progetto del completamento di un ponte, rimasto incompiuto per quasi cinquanta anni a Napoli, in un quartiere che nel tempo ha perso identità e ruolo urbani, fino al completo degrado fisico e sociale. Il progetto di completamento dell’asse di collegamento tra lo svincolo Napoli-est della tangenziale, il quartiere 167 di Secondigliano e la Circumvallazione esterna prevede la costruzione del collegamento con Viale Comandante Umberto Maddalena a partire dall’attuale interruzione dell’opera in corrispondenza della spalla esistente e la sistemazione delle aree esterne pertinenziali. Questo asse di primaria importanza per la viabilità cittadina insiste su un’area sensibile della città, per storia e morfologia, e può rappresentare una concreta occasione di recupero di essa, recupero urbano e recupero funzionale, con effetti indotti positivi che si irradiano all’intero quartiere e oltre. L’obiettivo del progetto proposto è far si che il completamento del ponte esistente rappresenti un elemento di qualità urbana, oltre che la tessera mancante di un importante mosaico di viabilità metropolitana. In questo senso il ponte può diventare un prezioso elemento del paesaggio urbano metropolitano.
Mariano C., Il ruolo dei piccoli comuni nel processo di costruzione della identità metropolitana, in Planum. The Journal of Urbanism, n.25 vol.2/2012
La tradizione italiana di forte autonomia degli enti locali e la resistenza verso forme di aggregazione in nuovi livelli di governo, rende difficile il percorso di costituzione della città metropolitana prevista dalla legge 142/90.
Il fenomeno della cooperazione intercomunale, per la gestione associata di alcuni servizi, costituisce un interessante terreno di sperimentazione per costruire le relazioni di cui la dimensione metropolitana ha bisogno, creando così le condizioni dal basso per la costruzione della città metropolitana al di là di quella che verrà individuata come forma più idonea di governo metropolitano.
In tal senso può contribuire, in maniera significativa, la tendenza, già molto consolidata in Italia, da parte dei comuni ad associarsi, in forma autonoma, per proporre strategie, politiche e interventi, dando vita ad una forma di auto-governo (unioni di comuni, associazioni di comuni) in grado di aggregare il sostegno di tutti i soggetti coinvolti nel processo di definizione della vision del territorio metropolitano
Salvetti L., La biografia progettuale della città: 1975-2011, in Urbanistica Informazioni n.241/2012
L’articolo si propone di seguire e svolgere tre percorsi di ricerca paralleli mediante i quali ricostruire la ‘biografia progettuale’ della città di Genova, emergente a partire dall’anno 1975 dal suo specifico contesto urbano/portuale, economico e sociale.
Più specificamente, nel primo paragrafo si rievocano eventi progettuali connessi a temi urbanistici orientati a trattare le difficoltà nella trasformazione, rinnovamento e sviluppo del sistema produttivo genovese e la conseguente perdita di competitività economica della città. Il secondo paragrafo si incentra su quei piani e progetti volti a risolvere le criticità da cui discende la perdita di competitività del porto di Genova. Eventi progettuali al cui centro è stata posta la costruzione delle strategie di pianificazione e gestionali tese a compensare la scarsa disponibilità sia degli spazi da destinare alla logistica delle merci, sia dei moli e delle banchine atti a soddisfare le esigenze dei traffici e delle attività portuali. L’ultimo paragrafo è invece riferito agli eventi progettuali che si sono confrontati con il tema dell’insufficiente valorizzazione dell’affaccio a mare ed ai problemi connessi alla limitata accessibilità e fruibilità di lunghi tratti del waterfront urbano genovese. Da tali criticità deriva un’evidente perdita di competitività turistica della città ed una relazione ancora da rinsaldare tra città e porto storici. Con questo scritto si è inteso fornire una griglia temporale e tematica di riferimento, in base alla quale contestualizzare correttamente le attività progettuali e di pianificazione rilevate.
Russo M., Il progetto urbano per l’urbanistica sostenibile, Urbanistica Informazioni n. 233/234 /2010
Questo articolo di Maurizio Russo, pubblicato su Urbanistica Informazioni n. 233/234 (settembre dicembre 2010), mostra come la sostenibilità ambientale trovi la sua massima potenzialità di affermazione alla scala del progetto urbano, piuttosto che del singolo edificio. È infatti la forma stessa dell’insediamento a rendere possibile lo sfruttamento di fonti energetiche differenziate presenti in ambito urbano.
Il primo elemento di riflessione ad essere posto in evidenza è il concetto di “densificazione”. Come è noto, una forma ben delineata e coesa della città può consentire una migliore copertura da parte del sistema di trasporto pubblico, riducendo la necessità di utilizzare mezzi privati. Inoltre, la sovrapposizione o prossimità di funzioni diverse può limitare ulteriormente gli spostamenti a quelli che possono essere effettuati a piedi o in bicicletta, anche a beneficio della qualità del l’aria. Successivamente sono presentati alcuni progetti di autori consacrati, tra cui Richard Rogers, Renzo Piano e Michel Corajoud, che consentono di delineare una panoramica completa delle tecnologie attive e passive per lo sfruttamento di risorse comunemente presenti, anche in forma combinata, nei territori urbani e metropolitani. Tra le fonti passive ricordiamo l’esposizione solare e ai venti prevalenti, la vegetazione finalizzata al raffrescamento, la captazione e il riciclo delle acque; tra le fonti attive, la produzione energetica locale e la trigenerazione, la produzione di energia da biomasse e da rifiuti, lo sfruttamento della geotermia, il solare termico e fotovoltaico.
In conclusione, attraverso i progetti presentati si mostra come la pianificazione sostenibile richieda una visione fortemente integrata, che tende a combinare significati simbolici e culturali con tecniche variegate e risorse locali di prossimità, che solo la scala del progetto urbano è in grado di articolare adeguatamente.
 

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