Edoardo Detti

Edoardo Detti (Firenze 16 gennaio 1913 – Firenze  24 dicembre 1984). È stato Presidente dell’INU dal 1970, eletto dopo l’Assemblea dei soci tenuta a Bologna il 14 febbraio 1970, fino al 1977.

Nasce a Firenze da una famiglia originaria del Casentino trasferitasi nel capoluogo toscano prima della sua nascita. Il padre era commerciante di carbone e la madre si occupava della famiglia. Frequenta il liceo scientifico e tra i suoi professori ricorderà in seguito G. Porzio, per le capacità e l’impegno antifascista. Si iscrive alla Facoltà di architettura, ma segue i corsi con cicliche interruzioni, svolgendo anche, durante il periodo degli studi, il servizio di leva come tenente a cavallo nell’artiglieria alpina. Si laurea in architettura a Firenze nel 1940 con il progetto per un istituto universitario di fisica; suo relatore è Giovanni Michelucci, del quale sarà assistente volontario fino al 1944, prima al corso di Arte dei giardini, poi a quello di Architettura degli interni.

L’8 settembre del 1943 Detti è tra i primi a prendere le armi e a organizzarsi per la resistenza partigiana; l’anno successivo è nel Comitato toscano di liberazione nazionale del quale è presidente Carlo Ludovico Ragghianti. Dopo l’auto-liberazione di Firenze, è presente nel dibattito cittadino e in numerose commissioni: la commissione artistica per Firenze distrutta, denominata “commissione delle macerie”, le commissioni urbanistiche comunale e provinciale per la ricostruzione e la commissione del Centro studi del Partito d’azione per lo studio dei problemi edilizi e artistici.

È attivo anche come progettista, partecipando ai concorsi per la ricostruzione dei ponti e delle zone bombardate del centro. Nel 1946, il progetto titolato “Città sul fiume, piano di ricostruzione della zona intorno al Ponte Vecchio”, elaborato assieme a Riccardo Gizdulich, Rolando Pagnini e Danilo Santi, risulta vincitore ex-aequo al concorso di progettazione per il centro distrutto; seguirà l’incarico per il piano di ricostruzione definitivo in collaborazione con la commissione urbanistica comunale e gli altri gruppi vincitori. Il progetto per il Ponte alle Grazie, presentato con Gizdulich, Michelucci, Santi e Melucci al concorso del 1945, verrà poi realizzato. Sempre nel ’45 progetta, ancora con Gizdulich, con Giuseppe Gori, Leonardo Ricci e Leonardo Savioli, il cimitero dei partigiani di Settignano, vicino a Firenze.

Nel 1949 Detti è incaricato dal Comune di Firenze, assieme con Bartoli, Savioli, Pastorini, Sagrestani e Giuntoli, di uno studio sui limiti del piano intercomunale fiorentino e dell’elaborazione del piano regolatore generale. Questo Prg, adottato come “studio” nel 1951 e riadottato come piano nel 1953, non avrà seguito perché non gli verrà riconosciuto valore giuridico. Tuttavia i suoi obiettivi, restituiti nell’articolo del 1954 su Critica d’Arte dal titolo «Dilemma sul futuro di Firenze», in particolare la necessità di inserire più organicamente la pianificazione di Firenze nell’ambito comprensoriale, verranno costantemente riaffermati da Detti, sia nell’attività di progettista e amministratore di Firenze, sia negli scritti e interventi sull’argomento.

Mentre si immerge nella febbrile attività di ricostruzione (nel 1946 elabora anche il piano di ricostruzione di Pratovecchio in Casentino e nel 1947 quello di Stia in Casentino), Detti avvia una promettente attività professionale in città, con numerosi progetti per ville, residenze private e negozi, in gran parte elaborati con Santi e Savioli, gli stessi con i quali partecipa ai concorsi indetti dall’Ina-Casa, progettando un nucleo residenziale a Savona (1949-50).

L’impegno universitario prosegue con l’incarico alla Facoltà di architettura di Firenze per l’insegnamento di Decorazione (1946-51), con un primo viaggio di studio nel nord Europa, dove pone particolare attenzione ai piani olandesi e con la traduzione (che non porterà a termine), per conto della casa editrice Einaudi e su suggerimento di Bruno Zevi, dei libri di Pierre Lavedan, Qu’est-ce que l’urbanisme e di Hans Bernoulli, Die Stadt und ihr Boden. Con il conseguimento della libera docenza in Urbanistica e in Architettura degli interni (1951-52), Detti pone solide basi per la sua successiva carriera universitaria, la quale si svolgerà ininterrottamente alla Facoltà di architettura di Firenze, dove insegnerà Caratteri dell’architettura moderna fino al 1963, poi, divenuto titolare della cattedra, Urbanistica fino al congedo del 1983.

Il suo rapporto di amicizia e collaborazione con Carlo Ludovico Ragghianti, iniziato nel periodo della guerra partigiana, vede un momento significativo nell’allestimento di alcune mostre: quella a Palazzo Strozzi del 1948, su “La casa italiana nei secoli”, quella del 1949 su “Lorenzo il Magnifico e le Arti”; l’esposizione di architettura moderna su Frank Lloyd Wright, organizzata nel 1951 con Oskar Stonorov, prima grande mostra italiana sull’architetto e urbanista americano, rispecchia l’intento di far conoscere autori ed esperienze in grado di contribuire alla crescita culturale del Paese e alla sua sprovincializzazione. Con questo stesso obiettivo nel 1962 organizzerà una mostra su Le Corbusier e nel 1964 su Alvar Aalto. Con Ragghianti Detti prepara anche, tra il 1953 e il 1955, alcuni critofilm sulla Toscana: “Civiltà millenarie”, “Storia di una piazza”, “La piazza di Pisa”, “Lucca città comunale”.

La sua attenzione per la Toscana è evidente nella relazione presentata al IV° congresso dell’Inu, svolto a Venezia nel 1952 e dedicato alla pianificazione regionale. In questa regione si concentrerà negli anni successivi la sua attività urbanistica, con la redazione di una serie di piani regolatori per città medie e piccole, spesso seguiti da rielaborazioni e varianti: Livorno (1954-56; variante nel 1958), Pontedera (1956-58; revisione e rielaborazione nel 1962), Massa (1957-72, con integrazioni di Peep e adeguamenti alla legge 765/67), Impruneta (1958-60, poi di nuovo 1962-69), San Giovanni Valdarno (consulente, 1959), Ponsacco (1959).

Negli anni Cinquanta partecipa ad alcuni concorsi di architettura ed elabora progetti importanti, fra i quali il Grand Hotel Minerva di Firenze (1958-64), la ricostruzione della chiesa di Firenzuola (1957), il Gabinetto disegni e stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze (1956-1960), tutti con Carlo Scarpa col quale stabilisce una significativa e fertile collaborazione, nonostante il loro differente modo di fare e concepire l’architettura. Come afferma Ragghianti, “mentre in Scarpa il distacco dalla realtà presente era più facile (…) per Detti questo era più difficile per un realismo fondamentale (… perché) l’architettura non era mai visione o favoloso sogno, ma una stratificazione vitalmente innestata sull’esistente umano, sociale e storico”.

Risale al 1950 anche il suo ingresso nell’Istituto nazionale di urbanistica, col quale collaborerà per oltre trent’anni, fino a divenirne presidente. In quei primi anni, come presidente della sezione tosco-umbra dell’istituto, si batte per la difesa del litorale tirrenico. Nel 1955 partecipa ai lavori della commissione per la modifica della legge sull’imposta delle aree fabbricabili, assieme ad Astengo, Cerutti, Piccinato e Samonà. È relatore a congressi e convegni dell’istituto e redattore regionale della rivista Urbanistica. Nel 1955 riceve il Premio Olivetti per la critica di architettura e urbanistica.

Dal 1956 il suo impegno politico si “pubblicizza” nel Consiglio comunale di Firenze, dove viene eletto nelle liste di Unità Popolare, all’opposizione del governo di centro presieduto da Giorgio La Pira. Da questo momento riprende la sua instancabile battaglia per il futuro urbanistico di Firenze, minato da iniziative in netto contrasto con le sue lucide e lungimiranti indicazioni (la localizzazione del quartiere Sorgane e il tracciato dell’Autostrada del Sole sono tra le decisioni controverse più note). Dal 1961 al 1965 Detti, già eletto consigliere nelle liste del Psi, è Assessore all’Urbanistica nella prima Giunta di centro-sinistra, sempre guidata dal sindaco La Pira; ed è questa “la sua grande occasione”. Promuove subito, infatti, la redazione del Piano regolatore generale, avvalendosi dell’Ufficio tecnico comunale e della commissione urbanistica. II Prg viene adottato già nel dicembre 1962 e si impone all’attenzione per alcuni suoi caratteri distintivi, connessi alle attese del momento per l’avvento di una nuova legge urbanistica: inquadramento intercomunale (Firenze si estende verso la piana in direzione di Prato risparmiando la collina, come aveva già indicato il piano del 1951), definizione planivolumetrica delle aree di nuova espansione, ampio ricorso ai Peep e ampia dotazione di servizi pubblici, una normativa per il centro storico che applica le direttive della Carta di Gubbio. Il piano verrà pubblicato sul numero 39 della rivista Urbanistica, uno dei numeri più noti e presto esaurito. Come assessore, Detti predispone anche sette piani per l’edilizia economica e popolare e avvia l’elaborazione del Piano intercomunale fiorentino, con un gruppo di lavoro costituito da Di Pietro, Sica, Pettini, Greppi. Gli studi saranno pubblicati anni dopo, nel volume Piano intercomunale fiorentino: studi, ricerche, documenti, privati del suo saggio introduttivo che ripercorreva criticamente le vicende del piano. Le conseguenze dell’alluvione a Firenze, nel novembre del 1966, lo vedono coinvolto in una strenua battaglia per la difesa del “suo” Prg dai tentativi della nuova Amministrazione comunale di apportarvi modifiche sostanziali relativamente al contenimento dell’espansione e alla conservazione della collina e del centro storico.

Negli anni Sessanta l’intensa attività politica ed urbanistica non interrompe la professione di architetto. Detti, nel secondo settennio del Piano Ina-casa, partecipa al progetto di Ludovico Quaroni per il quartiere San Giusto e lavora a Massa per i progetti dei quartieri Romagnano e San Leonardo. Il complesso residenziale-direzionale di Sesto Fiorentino, progettato  per le cooperative nel 1965, assume un particolare significato in quanto, nonostante l’abituale rigore e la costante critica del proprio operato e dell’esecuzione delle proprie opere, Detti ne ritiene soddisfacente la realizzazione.

In una fase che vede affermarsi il suo ruolo nella cultura urbanistica italiana, Detti fa anche parte, in qualità di esperto, della Commissione parlamentare scuola ed è membro nel consiglio del Consorzio per l’assetto edilizio dell’Università di Firenze (1962). Ai lavori in Toscana – dove elabora il piano regolatore di San Miniato (1961-71) e di Bagni di Lucca (1967-74), è consulente per il piano urbanistico del comprensorio Pisa-Livorno-Pontedera (1968) – affianca, nel 1966, un rapporto di collaborazione con Giovanni Astengo, allora Assessore all’Urbanistica di Torino, dal quale deriverà un incarico di studio, condiviso con Roberto Gambino ed altri, per il piano della collina torinese. La collaborazione riprenderà tra il 1975 ed il 1977, quando Astengo, divenuto Assessore alla Pianificazione e gestione urbanistica della Regione Piemonte, chiamerà il collega fiorentino a far parte della commissione regionale per l’approvazione dei piani regolatori comunali.

La costante attenzione e il coinvolgimento in tanti piani della Toscana trova un’occasione di ricognizione e valutazione nella ricerca per il Cnr, iniziata nel 1965, pubblicata nel volume I piani urbanistici comunali e sviluppo della Toscana settentrionale, edito nel 1973.

Aumentano, sul finire degli anni Sessanta, gli impegni e gli interventi a convegni e congressi, i contributi e gli scritti per propagare, chiarire e sostenere le scelte civili, culturali e urbanistiche. È  del 1968 il libro Città murate e sviluppo contemporaneo, 42 centri della Toscana, scritto con Gian Franco Di Pietro e Giovanni Fanelli, dove si esprime l’attenzione per il piccolo centro urbano e per un’urbanistica in grado di rendere compatibile la salvaguardia dei valori culturali e ambientali con la rivitalizzazione economica e sociale. L’attenzione per i centri storici minori, soprattutto per gli insediamenti collinari toscani, con l’individuazione delle indagini e delle metodologie necessarie a un intervento che ne garantisca la vitalità è una costante per Detti, espressa fin dal suo impegnato contributo «Lo studio degli insediamenti minori», pubblicato nel 1957 sul numero 22 di Urbanistica. Questa attenzione specifica il suo più generale interesse per l’urbanistica medioevale, un’urbanistica intesa non nei termini del pittoresco, bensì considerata per la sua capacità di esprimere una spontaneità e una creatività collettiva, oltre che individuale.

Per controbattere, se non arginare, il continuo stravolgimento del Piano regolatore di Firenze, approvato nel 1967, Detti partecipa nel 1971 al concorso internazionale per la sistemazione dell’Università di Firenze, considerandolo un’occasione per un confronto ad alto livello e per scuotere il muro dell’apatia nell’amministrazione della città. Del nutrito gruppo, del quale è coordinatore assieme a Vittorio Gregotti, fanno parte anche molti suoi studenti o laureati, che diventeranno a loro volta professori di urbanistica alla Facoltà di architettura di Firenze. Con il motto “Amalassunta” il gruppo vince il concorso. Il progetto ribadisce la correttezza delle scelte urbanistiche di Detti, aggiornando le previsioni sul comprensorio Firenze-Prato-Pistoia, territorio intrinsecamente connesso allo sviluppo urbanistico del capoluogo regionale.

La pubblicazione nel 1970 del libro Firenze scomparsa, una storia illustrata delle occasioni urbanistiche mancate della Firenze moderna, chiude in qualche modo questa fase.

Finito il tempo della politica attiva, dopo le delusioni subite, dagli anni Settanta è diverso il modo di praticare quella “unità” fra politica, amministrazione, professione, didattica che viene riconosciuta come suo tratto distintivo. Detti si impegna nell’Inu, come presidente nazionale dal 1970 al 1977, e nell’Università, dando anche vita, dal 1972 al 1978, alla Scuola internazionale di scienze ambientali presso il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice. Istituisce e dirige la Scuola coltivando gli studi sul disegno urbano, la pianificazione urbana e regionale, l’architettura del paesaggio, ma soprattutto la tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, essendo la “conservazione” il tema portante. I gruppi interdisciplinari di laureandi e laureati sono spinti ad affrontare e approfondire i problemi connessi alla situazione urbanistica della zona di Erice e della Sicilia, producendo testi, memorie, interventi a convegni, articoli sui giornali.

Molte delle sue energie vengono spese all’interno dell’Inu. Detti si prefigge, infatti, il difficile compito di rimettere in sesto l’Istituto, afflitto da gravi problemi finanziari, restituendogli anche la capacità di incidere sulle scelte di politica urbanistica  del Governo e delle Regioni. La sua linea si delinea già nel discorso del Consiglio direttivo del maggio 1970 quando afferma: “è necessario assumere una caratterizzazione di opposizione culturale da attuare elaborando prodotti di avvertimento, scientificamente qualificati, idonei a fornire un sostegno alle forze direttamente impegnate nelle vertenze sulle questioni delle riforme sociali. Il comune denominatore di tali elaborazioni dovrebbe consistere nella rappresentazione di modelli alternativi rispetto all’attuale gestione del territorio”.

Una riprova della volontà di perseguire questo indirizzo si trova nelle iniziative, nei temi di congressi e convegni, negli scritti, negli interventi che scandiscono la sua presidenza, nei contatti che stabilisce con il Sindacato e la Magistratura. Conclusa l’esperienza nazionale, torna a presiedere la Sezione Toscana dell’Istituto.

Continua la professione di architetto e urbanista con impegni meno numerosi, ma importanti, come dimostrano la costruzione dell’edificio della Nuova Italia editrice a Firenze (1968-1973), la stesura dei Piani particolareggiati di alcuni centri storici, non solo toscani (San Giovanni Valdarno, 1973-77; Montevarchi, 1979-84; Borgio Verezzi, 1977-82; Monselice, 1979), le opere di restauro e ristrutturazione di complessi storici che contraddistinguono l’ultimo periodo di lavoro.

La sua costante ed incisiva attività didattica si manifesta attraverso un attento ascolto delle istanze studentesche, anche nelle più difficili fasi di contestazione. Promotore di viaggi di studio con gli studenti del suo corso, sostenitore dei suoi laureandi e dei suoi assistenti, Detti è docente ascoltato e rispettato, responsabile di ricerche che ancora sono ritenute punti fermi nello studio delle trasformazioni del territorio.

Il “pessimismo preventivo” che ha manifestato nell’ultima parte della sua vita per le vicende politiche italiane e le loro conseguenze sulla pianificazione e gestione urbanistica a tutti i livelli, non ha comportato un suo ritiro o disimpegno, ma ha fatto sì che affidasse soprattutto al lavoro professionale e universitario il compito di esprimere i suoi convincimenti contro “il ritardo semisecolare della legislazione e della gestione urbanistica, la rinuncia ad una linea culturale della pianificazione del territorio, soprattutto una irresponsabilità sociale della politica e l’abbandono al prepotere degli interessi particolari di un paese che lavora e produce sprecando risorse ricchezze private e pubbliche, rovinando interi territori, creando per l’avvenire problemi enormi”.

I principi legislativi necessari alla gestione urbanistica, le metodologie d’intervento per il restauro, la salvaguardia e la tutela di manufatti singoli, di centri storici, di interi territori, la partecipazione dell’urbanista come attore e non solo come soggetto informato, l’insostituibile importanza dell’azione pubblica a garanzia degli interventi, sono i temi che ricorrono nei suoi scritti e che rispecchiano lo spettro delle sue conoscenze e dei suoi interessi.

Da:

P. Gabellini con R. Ragghianti, « Edoardo Detti 1913-1984», in Ministero dei Lavori pubblici, Le sculture di Paolo Borghi omaggio agli urbanisti del novecento, Roma 2001

 

 

 

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