Sessione 5 – Politiche per la sicurezza

Coordinatori: I. Cremonini – V. Fabietti
Discussant: Scira Menoni

Sostenibilità, durabilità, efficienza ed efficacia degli investimenti di risorse e di energie organizzative per lo sviluppo della città, per la rigenerazione o per la riqualificazione urbana sono condizionate anche dai livelli di rischi già esistenti nel territorio e generati dagli stessi interventi, concentrati o diffusi che siano.
Quando si parla di prevenzione urbanistica del rischio (sismico soprattutto, ma anche idraulico, idrogeologico, legato ai cambiamenti climatici, alla presenza di industrie pericolose, ecc.), l’enfasi va posta su quanto una comunità sia disposta a spendere per proteggersi. Riconoscendo l’impossibilità di una “protezione totale” e gli elevati costi (economici e sociali) delle politiche preventive (costi comunque inferiori a quelli delle politiche di ricostruzione), il problema è dunque legato alla quantità delle risorse economiche da mettere in gioco ed al consenso della collettività ad impiegarle per proteggere l’insediamento o le sue parti essenziali. Non si tratta solo di accettare scelte operate dall’amministrazione, ma di formare preventivamente un consenso sulla definizione del livello di rischio ritenuto accettabile, stante l’impossibilità di eliminarlo totalmente; si tratta inoltre di contemperare in modo equilibrato e consapevole le esigenze di riduzione del rischio con gli altri obiettivi assunti per il territorio (es. sviluppo economico e demografico, aumento della qualità urbana, conservazione del paesaggio, conservazione e valorizzazione della materia e dei valori identitari di monumenti ed insediamenti storici, ecc.).
Un tema è la collocazione del rischio all’interno di uno strumento “ordinario” di governo del territorio: il carattere di straordinarietà, proprio delle politiche dell’emergenza, per definizione volte a tamponare delle esigenze primarie impellenti, non consente infatti di perseguire obiettivi di lunga portata. Si può, in altre parole, riportare l’eccezionalità della riduzione del rischio nell’alveo della ordinarietà dei processi pianificatori e di governo del territorio; passare da approcci settoriali e tematici ad approcci integrati e multicriteri.?
Una politica di riduzione del rischio nella città si fonda sulla conoscenza della “vulnerabilità dei sistemi urbani”, con riguardo alle situazioni prima e dopo l’evento e con riguardo ad ipotesi alternative di ricostruzione e sviluppo formulate dalla comunità locale, in modo da progettare uno sviluppo ovvero una ricostruzione con riduzione dei futuri rischi: occorre perciò offrire ai decisori criteri per valutare ex ante ed in itinere gli effetti sul rischio di tutte le politiche di governo del territorio intraprese: è questa una strategia per una significativa riduzione dei costi della prevenzione.
Valutare la vulnerabilità urbana significa valutare entità e caratteristiche del danno fisico e conseguentemente funzionale determinato dall’evento calamitoso ai sistemi che assicurano la qualità urbana (dalla residenza ai servizi, dalla produzione all’accessibilità, ecc.); oltre alle caratteristiche sismiche, geomorfologiche, idrauliche, ecc. (del conteso di area vasta e dello specifico sito, che determinano tipo e intensità degli impatti) ed oltre alle caratteristiche di vulnerabilità di edifici ed infrastrutture rispetto ai diversi tipi di impatto attesi in un’analisi multirischio (caratteri tra l’altro non sempre pregiudizialmente identificabili con età e degrado), tale danno è imputabile in buona parte all’organizzazione urbana (organizzazione spaziale e funzionale dei sistemi che assicurano la qualità urbana e relativi livelli di prestazione; conseguenti necessità di supportare flussi di persone e risorse tra le parti del territorio; caratteri del tessuto edilizio e delle morfologie urbane, a cui si legano forma degli isolati, presenza di spazi aperti, caratteri del sistema viario; attitudine alla generazione di catene di danno, ecc.).
Le recenti politiche sul consumo del suolo e sulla rigenerazione edilizia e urbana, ma anche le politiche di organizzazione dei servizi, producono effetti sul rischio.
Le ipotesi nazionali in merito all’assicurazione dei fabbricati contro i rischi sismici non evidenziano il possibile collegamento virtuoso con la conoscenza dei livelli di rischio esistenti nel territorio e con le politiche preventive.
Le norme per l’incentivazione fiscale degli interventi edilizi di prevenzione sismica sembrano ignorare la complessità e specificità degli interventi necessari sul patrimonio esistente, spesso in proprietà condominiale, in aggregazione edilizia o storico, e non favoriscono la selettività degli interventi in rapporto ai livelli di rischio (identificabili in dettaglio solo con studi di scala locale).
La proliferazione di norme tecniche, linee guida ed indirizzi tecnici per le zone sismiche non trova nella vigente legislazione sismica un sufficiente inquadramento che espliciti le scelte fondamentali circa i livelli di protezione e le armonizzi con l’insieme delle esigenze di sviluppo e tutela del territorio, provocando distorsioni settoriali e incongruenze nelle politiche nazionali e locali.

 

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