Sessione 4 – Politiche per lo spazio pubblico

Coordinatore: M. Spada
Discussant: P. Viganò

La revisione critica del modello espansivo e degli assiomi del Movimento Moderno in atto da alcuni decenni, attualizzata dalla fase di rigenerazione urbana, si fonda su una sorta di “ritorno al passato”, alla città ottocentesca, che tuttavia non può assumere la veste conservatrice di alcune correnti del New Urbanism. E’ in corso una diffusa revisione critica che si manifesta con una più attenta considerazione della qualità degli spazi pubblici, su un mix funzionale e sociale, commerciale e di servizi per riqualificare quartieri dormitorio o costruire nuovi quartieri (Hammerby a Stoccolma, Solar City a Linz, Millenium village a Londra, Vauban a Friburgo), sulla rivalutazione della strada e della piazza, sulla creazione di spazi pubblici in aree industriali dismesse (ex linee ferroviarie), sulla riduzione del trasporto automobilistico e lo sviluppo della ciclablità, sulla partecipazione dei cittadini, sulla sicurezza urbana affidata alla socialità e alla cultura di massa (le biblioteche pubbliche di Medellin ecc). La carta di Lipsia costituisce un riferimento politico culturale da non sottovalutare.
Con il beneficio di una relativa semplificazione si possono riconoscere tre categorie:
1. lo spazio pubblico dell’incontro dove si tessono le relazioni sociali, si affermano identità locali, si svolgono attività sportive, di svago , o di prossimità (la piazza, la strada, il parco, la scuola e la biblioteca di quartiere) o di scala urbana (i grandi parchi, i grandi attrattori culturali o commerciali);
2. lo spazio pubblico dei flussi (trasporto pubblico): il sistema di mobilità urbana sempre più sottoposto a stress a causa del suo incremento a progressione geometrica. Molti anni sono passati da quando Marc Augè osservava perplesso le caratteristiche non identitarie (”non luoghi”) di stazioni, aeroporti ecc. che sono senza dubbio spazi pubblici. E’ doveroso un approfondimento sull’identità dei ”non luoghi” e sugli stili di vita che ispirano .
3. lo spazio pubblico delle reti digitali che si incrementa anch’esso in modo esponenziale: spontanee frattali reti di comunicazione interpersonale che rappresentano bene la “società liquida” di Baumann. Flussi della mobilità fisica e flussi digitali si coniugano nei servizi di auto-sharing o nelle comunicazioni in tempo reale sul servizio pubblico. Le reti digitali, contrariamente a quanto previsto, aumentano il bisogno di spazi di interazione fisica: la piazza o il parco della protesta politica (piazza Tahir al Cairo, Parco Gezi a Istanbul), le strade dei flashmob o dei critical mass, gli Hub dei creativi digitali, la moltiplicazione di luoghi spontanei di aggregazione (i terzi luoghi teorizzati da Oldenburg, luoghi di socialità spontanea oltre la casa e il luogo di lavoro).
Le città che sono più avanti nella realizzazione della smart city accompagnano le innovazioni tecnologiche (open data, automazione digitale ecc..) con la realizzazione di luoghi fisici di incontro e di scambio: dai centri di formazione e start up diffusi nei quartieri agli HUB a scala urbana per l’ incontro tra creativi (Manchester).
Prevale la flessibilità degli usi: piazze e strade sono ripensate per accogliere eventi ed usi temporanei. Il villaggio globale non è più solo quello dell’informazione, ha i connotati fisici delle tante etnie differenti che vivono la città contemporanea. Spazio pubblico dell’integrazione o spazio pubblico della coesistenza delle diversità? Da alcune città si riceve un’indicazione favorevole alla valorizzazione delle diversità etniche (parco urbano Superkilen a Copenaghen).

Questa traccia si colloca nel percorso di avvicinamento alla terza Biennale dello spazio pubblico.

La qualità dello spazio pubblico è il parametro principale con il quale si misura il grado di coesione sociale di una comunità. Gli spazi pubblici fisici e virtuali, nella misura in cui rappresentano ciò che lega persone, categorie professionali e politiche, costituiscono un terreno privilegiato per ricostruire relazioni di sistema tra cittadini, politica, attività produttive, commerciali e di servizio .
La “nuvola” che rappresenta la 3° Biennale indica l’intenzione di adottare un approccio olistico (sistemico) teso a ricostruire le relazioni tra le parti, integrando le competenze, superando le barriere autoreferenziali degli interessi particolari, dell’apparato amministrativo, dei professionisti, degli imprenditori, dei cittadini .
La grande produzione di norme che non si traducono in regole condivise, di progetti che non si traducono in opere denuncia un difetto di sistema. L’elevata qualità della letteratura specialistica è spesso magra consolazione autoreferenziale, auto-legittimazione di identità professionali in crisi. Una riflessione collettiva sugli spazi pubblici della contemporaneità può essere occasione per ricostruire il processo che lega le norme, il progetto, la costruzione, la gestione; per riflettere su come semplificare e armonizzare le competenze progettuali, amministrative, costruttive e gestionali in un sistema di relazioni più efficace. Il panorama dell’operato professionale è di scala perlomeno europea e rapidamente ci si dovrà adeguare agli standard di qualità dei paesi più avanzati.

 

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