Sessione 2 – Politiche per le infrastrutture

Coordinatore: S. Fabbro
Discussant: F. Oliva

L’INU, nel suo XXVIII Congresso (Salerno, 2013), auspica un rilancio del Paese che parta dalle città, intese come motori di sviluppo, attraverso interventi di significativo impatto economico e garantendo comunque le condizioni minime locali di sicurezza, di qualità del territorio e di cittadinanza inclusiva. Ma va riconosciuto, prima di tutto, che le città ed i sistemi metropolitani italiani non sono da anni, purtroppo, motori di sviluppo.
La nostra ipotesi (certamente non nuova) è quella di provare a legare, in una stessa visione territoriale, il ruolo delle città con quello delle infrastrutture e con quello di un’Italia intesa come grande piattaforma, agganciata all’Europa più produttiva e, al contempo, proiettata verso il Mediterraneo.
La Dicoter del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (MIT), a metà anni 2000, aveva elaborato, a tal proposito, una visione basata su sedici “piattaforme territoriali strategiche” (con lontane radici nel Progetto’80). Il quadro era in buona parte condivisibile ma quelle “piattaforme” non sono poi mai state effettivamente progettate ed ancor meno realizzate (se si escludono i tentativi portati avanti nel “programma complesso” del MIT dei “Territori snodo”). Oggi, quei sistemi di città e di infrastrutture che costituivano le piattaforme, vanno ripensati radicalmente: più N-S e meno E-O; più meso e micro e meno macro; meno centralismo ma anche meno localismo di contrasto; più economie reali ma anche più diritti di cittadinanza (con sanità, trasporto locale, scuola, sicurezza ecc.). Dobbiamo riprendere in mano, quindi, quel «quadro strategico nazionale» per ri-territorializzarlo con molta più concretezza, cogenza e selettività. I nostri piani, in questa prospettiva, devono contribuire a dare meno burocrazia e più certezze agli investitori globali interessati ad intervenire nel Paese perché, senza il moltiplicatore di solidi e concentrati interventi sui grandi assi e nodi nazionali e senza intaccare la pletora dei poteri che si accavallano e si elidono sul territorio, temiamo che, anche una, finalmente riconosciuta, nuova centralità delle città rischi di trasformarsi in una ennesima illusione.
Nella prospettiva di una Agenda Urbana basata anche su nuove politiche infrastrutturali, i temi che vorremmo porre in discussione e sui quali chiediamo di inviare contributi, sono, pertanto, i seguenti:
a. Le città sono i luoghi dove i cicli dell’innovazione sono più veloci ed integrati. Ma quali sistemi di infrastrutture e per quale innovazione delle città, nelle città, e per i sistemi regionali di città (city-regions)?
b. Gli interventi prioritari. Quali gli strumenti di pianificazione e per quali interventi prioritari su impianti e nodi infrastrutturali nelle città e nelle city-regions?
c. Quali cooperazioni orizzontali e verticali (policentriche, metropolitane, macroregionali) per integrare programmi infrastrutturali che scendono dal centro e spinte riorganizzative che salgono dal basso e per rispondere al neo-centralismo ma anche alla frammentazione dei poteri locali?
d. Per trainare una agenda urbana ispirata alla competitività, abbiamo bisogno di driver di forte impatto e riconoscibilità. E’ possibile inquadrare temi e strategie dell’Agenda Urbana all’interno di pochi metaprogetti di scala macroregionale (sufficientemente autonomi -ed accountable- dal punto di vista gestionale)?
e. Dulcis in fundo una sfida anche per gli urbanisti e gli esperti del territorio. Siamo pronti, noi urbanisti, legati costitutivamente al «locus», a superare un «locale» spesso dissipativo e consociativo per una pianificazione più vasta, più integrata, più proattiva, senza d’altra parte, farsi ammaliare dai centralismi che riemergono anche a causa degli scarsi risultati, se non dal fallimento, del regionalismo italiano? E’ possibile una pianificazione spaziale capace di confrontarsi con le sfide globali selezionando ed integrando seriamente gli interventi sulle reti infrastrutturali in base anche alla loro capacità di rendere più competitive ed innovative le nostre città?

 

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