Sessione 11 – Specificità della città del nord

Discussant: C. A. Barbieri
Coordinatore: Patrizia Gabellini

Il sistema insediativo e infrastrutturale delle Città del Nord del Paese (includendo in esso l’Emilia Romagna) non è certamente omogeneo e volendolo semplificare (moltissimo) può forse essere rozzamente schematizzato in tre tipologie (con le ovvie diversità al loro interno): quella dei “Capoluoghi metropolitani” e delle loro aree conurbate abbastanza compatte ed estese; quella delle “altre Città” (e Comuni contermini più o meno “periferizzati” o relazionati con essa) e la tipologia della “città diffusa” (fenomeno come è noto significativo e caratterizzante soprattutto il centro-est del Nord).
Ritenendo che il tema della “città diffusa” sia contraddistinto da particolari problematiche di difficile (molto) soluzione, non solo per la evidente non sostenibilità di tale modello (consumatore di suolo, energivoro, di difficile governance, tanto per accennarne alcuni aspetti), ci si può soffermare su di un tema ed una politica che sembra essere (o che lo debba diventare) comune (soprattutto alle altre due tipologie).
E’ il tema e la problematica della rigenerazione urbana (rigenerazione del territorio se ci si riferisce alla “città diffusa”), come politica e progettualità nella crisi e oltre essa. Una crisi (economica, sociale ed urbana) che appare di sistema e riguarda il tipo di motori, caratteri e fattori dello sviluppo; una crisi che inoltre ha già generato (e continuerà a farlo) una nuova generazione di aree e fabbricati dimessi o sottoutilizzati relativi a funzioni ed attività molto più eterogenee di quelle prevalentemente industriali degli anni ‘80 e ’90 (offrendo un complesso e diffuso materiale, nella Città e fuori di essa, da affrontare con la rigenerazione urbana). La crisi ha inoltre reso strutturale la distanza tra offerta di queste aree trasformabili e domanda di investimento in esse, a fronte di una crescente domanda urbana “non solvibile” sul mercato.
Va colta innanzitutto la necessità di un triplice sguardo ed orientamento della rigenerazione urbana: place oriented (riferita agli aspetti più fisici dei luoghi, dei tessuti urbanistico-edilizi, degli spazi costruiti e non), development oriented (riferita allo sviluppo, competitività ed attrattività degli investimenti), people oriented (verso le domande e l’identità sociale, la vita urbana, la partecipazione). Questi tre orientamenti sono peraltro interpretati e praticati in modo differenziato nel caso dei “Capoluoghi metropolitani” ed in quello delle “altre Città”.
Rigenerazione e resilienza urbana appaiono come caratteri e fattori di una terza generazione di politiche e progettualità della città esistente:
da quella dell’espansione e recupero nei centri storici degli anni 70; alla riqualificazione e trasformazioni urbanistiche della grandi aree industriali dimesse degli anni 90; alla politica della rigenerazione urbana e contenimento del consumo di suolo, dalla crisi del 2008 in poi.
Alcuni caratteri e fattori propri di questa 3^ generazione di politica urbanistica per le Città essenzialmente riguardano:
- la novità di contesto costituita dalla dimensione metropolitana (per Torino, Milano Venezia, Genova, Bologna nelle rispettive Città metropolitane) e quella più locale ma con relazioni nuove con Unioni di comuni contigue o includenti i capoluoghi non metropolitani;
- gli attori (economici e sociali, pubblici e privati) e le risorse economiche utilizzabili e reperibili;
- il ruolo ed il rapporto molto stretto ed ineludibile con i cittadini della rigenerazione urbana e la cittadinanza nel complesso (da soggetti da informare a soggetti partecipanti e proponenti con nuove forme di organizzazione o mobilitazione) e la forte richiesta, nella crisi, di politiche e risultati nei confronti di nuovi bisogni e di una nuova domanda di servizi.
Vi è la necessità di riformulare le politiche rispetto ai temi molto complessi della nuova dimensione urbana, della concentrazione (o diffusione concentrata) delle funzioni urbane, degli assi di sviluppo in rapporto al riconoscimento o individuazione di vocazioni presenti o da formare-rafforzare, compiendo scelte ed orientando politiche, programmi e progetti ad esse.
Altrettanto importante è l’attenzione a saper progressivamente (e pazientemente) innovare paradigmi e metodi, opzioni e progettualità nelle nuove trasformazioni urbane (in particolare nella nuova dimensione della Città metropolitana della riforma “Delrio”) verso una rigenerazione urbana che, rispetto al recente passato, sarà inevitabilmente anche più diffusa e più molecolare, più semplice e low-cost, dovrà cogliere i nuovi legami e relazioni tra competitività e resilienza, adattività e temporaneità, welfare urbano, partecipazione, produzione, reperimento e risparmio delle risorse, tempo breve e tempo più lungo.
La sfida è quella di saper assumere modalità e comportamenti pianificatori-progettuali, più orientati al processo e meno al prodotto, capaci di cure per la città che non possono più essere quelle hard basate sulle grandi trasformazioni urbanistiche (radicali ed una volta per tutte) della fine degli anni 90 e dei primi anni 2000, di prima-seconda generazione (edilizio-funzionali con amplissimi margini di sfruttamento di rendite e surplus derivanti da un mercato urbano in continuo espansione), bensì devono e possono essere progetti più soft, resilienti, low cost ed aperti ad una temporaneità di riusi, ecc.) senza però perdere mai il senso olistico della rigenerazione urbana come visione strutturale e strategica negli obbiettivi da raggiungere. E tutto ciò nella consapevolezza, agendo per così dire in corpore vili, delle peculiarità e maggiore complessità del “campo di gioco” costituito dalla Città esistente, dove operare la rigenerazione urbana, in alternativa sostanziale al consumo di suolo (restando nella metafora sportiva, cambiando cioè radicalmente lo “schema di gioco”).

 

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