Sessione 1 – Governance e partecipazione

Coordinatore: Donatella Venti
Discussant: Walter Vitali

Parlare di una politica per le città italiane comporta una decisa scelta di campo, che vede nella rigenerazione urbana l’unica e possibile alternativa all’indifferenziata e fagocitante crescita senza progetto.
Sempre più l’urbanistica presta attenzione non solo alla qualità degli spazi fisici e funzionali, ma alla “qualità dell’abitare” fatta di elementi materiali e immateriali (ad esempio la percezione della sicurezza di un luogo, di un paesaggio giudicato armonico, del sentirsi accolti). La necessaria inclusione delle differenze, su cui poggia la crescente multiculturalità della città, comporta una conseguente differenziazione delle domande poste non solo riferite al numero o alla quantità di “servizi”, ma anche rispetto agli spazi urbani, ai tempi di vita, dalla produzione, all’istruzione, al tempo libero, alle pratiche religiose.
La rigenerazione urbana non può pertanto prescindere dal riconoscimento delle diverse “visioni”, dal coinvolgimento diretto degli abitanti nei processi di rigenerazione, fino ad arrivare ad una “presa in carico” della gestione di spazi pubblici.
La crescente “istanza di cittadinanza”, espressa dall’aumento delle associazioni di volontariato, ma anche dalle diverse forme conflittuali (ad esempio i comitati), ci interroga sugli strumenti di governance più adeguati che pervengano ad una “qualità” dell’intero processo: dalla decisione, alla gestione del piano/progetto, alla sua valutazione.
Partiamo quindi dalla “qualità” della decisione. Come e con quali strumenti si attua una efficace inclusione dei diversi attori, ma anche l’allargamento del panel a “chi abita i luoghi”? Come definire a monte il sistema di regole che devono governare l’azione? Quali forme, più o meno sperimentali, per la “democrazia partecipativa” (giurie di cittadini a supporto della valutazione dell’intervento, consensus group, dibattito pubblico) e quali i limiti e le opportunità di ciascuno?
I metodi “face to face”, molto sperimentati nelle pratiche partecipative (laboratori, world cafè, OST, focus group) presuppongono un approccio di tipo incrementale (piccoli passi), recursivo (si torna anche indietro rivedendo le premesse) e strategico (rispetto a ciò che sta più a cuore agli attori-cittadini) e si appoggiano sul clima colloquiale ed “intimo” della discussione in piccoli gruppi. Emergono oggi altri strumenti di e-democracy (forum on line, blog, forme di town meeting) fondati sull’allargamento del numero di interlocutori senza un limite quantitativo (chiunque abbia una connessione internet può partecipare) e senza la necessaria vicinanza fisica dei soggetti partecipanti (come mostrano gli interessanti esempi di smart-community e l’esperienza delle “social street”). Quali casi si possono portare che ne dimostrino l’efficacia e come/quanto ciò che ne emerge ha la possibilità di avere degli esiti compiuti nelle scelte progettuali/di piano e quindi nella decisione?
La condivisione di un processo di governance deve necessariamente comportare un linguaggio comune ai partecipanti, che ne faciliti la comprensione (dalla definizione degli obiettivi alla simulazione di scenari di progetto); allo stesso modo deve essere reso disponibile il maggior numero di informazioni possibile, organizzato in mappe o quadri sintetici. Quali le forme di comunicazione e di rappresentazione più efficaci ed aderenti al bisogno di comprensione dei cittadini?
Le “rifondate” politiche per le città devono essere basate sull’attiva e fattiva azione comune concertata e coordinata tra il maggior numero possibile di soggetti, ad esempio con la costituzione di partenariati pubblico-privati, ma anche con forme di social trust in cui possano investire in riqualificazione urbana soggetti finora prevalentemente esclusi dai processi di trasformazione edilizia ed urbanistica. Quali esperienze esistono in questo campo e quali limiti di carattere sia operativo che legislativo (ad esempio fiscale, patrimoniale, etc)?
Allo stesso modo la diminuzione di risorse pubbliche per il welfare, in particolare a livello locale, ha da tempo aperto nuove possibili forme di compartecipazione da parte della cittadinanza alla gestione non solo di alcune tipologie di servizi (servizi leggeri di quartiere, manutenzione di aree verdi di vicinato, le esperienze degli orti urbani), ma anche, più in generale, dei “beni comuni”, concetto ampio che spazia dalle risorse naturali agli spazi pubblici. Quali casi emblematici possono essere proposti?
Le operazioni di rigenerazione urbana (e territoriale) sono per loro natura di elevata complessità e comportano la risoluzione contestuale di più problematiche che investono diversi settori economici. Ne sono un esempio le tematiche legate ai territori perifluviali in cui lo strumento dei “Contratti di fiume” non ha ancora avuto un completo riconoscimento giuridico e disciplinare, così come le esperienze dei Contratti di quartiere o dei più recenti Quadri strategici di Valorizzazione, principalmente rivolti ai centri e borghi storici, che non sempre hanno avuto gli esiti ipotizzati.
Quali esperienze e come sono state affrontate e coordinate le diverse tematiche?
Appare inoltre sempre più fondamentale approfondire come i metodi di ascolto delle comunità possano incidere profondamente sui contenuti delle regole di trasformazione del paesaggio, anche in relazione ad una legge nazionale sul consumo di suolo agricolo. Recenti progetti comunitari mostrano come l’attivazione di sinergie con diversi attori e con il volontariato e l’associazionismo, la condivisione di strategie e regole, la realizzazione dei conseguenti interventi e di forme di governance partecipata possano realmente incidere, attivando virtuosi processi di rimessa in valore delle risorse ambientali, culturali (patrimoni diffusi), e in definitiva, del paesaggio – ambiente di vita nel suo complesso. Quali esperienze e come possono essere di riferimento quali “buone pratiche”? Come questo intercetta il sistema delle relazioni (anche e soprattutto sociali ed economiche) e lo riconfigura in nuove forme aperte e processuali

 

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