Linee di indagine e proposta di lavoro
La scelta e soprattutto l'opportunità di avvalersi di indicatori per la valutazione di piani e programmi, è un tema largamente discusso e indubbiamente nevralgico anche rispetto a questioni apparentemente più centrali quali, ad esempio, le possibilità di integrazione dei processi di pianificazione/programmazione e di valutazione.
Il problema non tocca solamente i momenti di costruzione del quadro conoscitivo e di monitoraggio del piano/programma ma anche la possibilità, ben più "spinosa" di utilizzare gli indicatori (specialmente quelli di tipo quantitativo) come strumento di previsione degli effetti del piano il che, conseguentemente, comporta in genere la necessità di ricorrere all'uso di modelli previsionali.
La frequente mancanza di dati, la scarsa adeguatezza degli stessi alla scala territoriale in cui si lavora, l'arbitrarietà della scelta e del peso da attribuire a ciascun indicatore (e le effettive difficoltà ad attribuire il peso secondo modalità partecipate e condivise), la difficoltà di disporre e di utilizzare modelli previsionali, ha portato alla necessità di un reale confronto su tale tematica.
I metodi e le tecniche proposte e già largamente diffuse nel campo della valutazione di impatto ambientale, in sede di VAS risultano forzati ed in alcuni casi fuori scala.
L'obiettivo del gruppo di lavoro è quello di chiarire il ruolo degli indicatori all'interno del processo di valutazione di piani e programmi, oltre a valutarne la reale efficacia.
Il problema va strutturato e affrontato per fasi:
- indicatori per il quadro di riferimento iniziale,
- indicatori per la valutazione degli effetti in fase di formazione del piano/programma,
- indicatori per i monitoraggi.
La corrispondenza degli indicatori e soprattutto il ricorso agli stessi nei tre momenti non è detto che sia un fatto scontato.
Considerando soprattutto i casi stranieri (ambito anglosassone principalmente, dove la cultura della valutazione è più radicata) sembra opportuno indagare sull'opportunità e le modalità di utilizzo degli indicatori come strumento di previsione degli effetti del PP .
E nel fare ciò si ritiene raccomandabile ritornare costantemente ai presupposti che hanno fatto nascere la cultura della valutazione dei PP. Ai presupposti "alti" e non alle declinazioni applicative nazionali che - quantomeno in Italia - sono da sempre aderenti ad una cultura legata ad una visione autorizzativa e in modo evidente alla VIA dei progetti.
Se il vero obiettivo della VAS è di introiettare la dimensione ambientale (con tutte le problematiche ad essa connesse) nella pratica pianificatorio/programmatoria, allora forse sarà più chiara la non assoluta indispensabilità dell'applicazione di strumenti (descrittivi/analitici, qualitativi o quantitativi) per prevedere gli effetti in fase di formazione del piano.
Occorre quindi capire se gli indicatori utilizzati per definire lo stato iniziale dell'ambiente possano avere un ruolo nella valutazione degli effetti di un piano o programma sull'ambiente stesso. Spesso proprio per la natura del piano e per la generalità delle indicazioni in esso contenute non è possibile avvalersi degli stessi indicatori utilizzati per le indagini.
Il tema è strettamente connesso all'aspetto dell'integrazione dei processi di pianificazione e di valutazione perché la scelta di un approccio analitico (ad esempio) non è affatto indifferente rispetto ai tempi necessari per la valutazione.
La valutazione deve essere funzionale:
- al piano e alla sua sostenibilità ambientale e, tecnicamente, non deve allungare i tempi del piano;
- agli stakeholders in quanto soggetti portatori di interessi che con la valutazione hanno la possibilità di essere meglio informati che in condizioni di assenza della stessa;
- all'ambiente, consentendo in fase di piano di scegliere alternative più sostenibili
- alla trasparenza delle scelte prese - contenute nel piano -
- alla democratizzazione del processo decisionale in senso ampio.
A questi concetti, che sono fondativi dell'idea di valutazione dei PP, vanno affiancate altre considerazioni.
La principale è quella di carattere economico.
Chi si fa carico della spesa che la valutazione comporta? Se, come sembra inevitabile, essa è a carico dell'amministrazione o autorità procedente alla redazione del PP, allora le domande diventano: che tipo di amministrazione/autorità è? È di carattere nazionale, regionale o locale? E dove reperisce i fondi?
Molti degli esempi di VAS che in Italia hanno costituito il bagaglio delle best-practice hanno potuto contare su finanziamenti speciali (VAS Programma Giochi Olimpici), a volte su fondi comunitari (Enplan), in altri casi su fondi di ricerca universitari…
Ma è evidente che questa non potrà essere la prassi, una volta che la VAS diventerà una pratica ricorrente ed uscirà definitivamente dall'ambito della sperimentazione.
Le amministrazioni provinciali e comunali (soprattutto) si troveranno di fronte alla necessità di effettuare la valutazione dei PP spesso con budget decisamente esigui.
E, in questo, quadro, non è marginale chi verrà chiamato a fare la valutazione (dando per scontato che il lavoro del gruppo di valutazione debba essere compensato economicamente).
È chiaro che, nell'ottica dell'ottimizzazione delle spese, la scelta di affidare la valutazione ad un soggetto interno (arrivando all'ipotesi estrema che sia lo stesso soggetto che pianifica/programma) o esterno è rilevante.
Al contempo, non sembrerebbe corretto lasciare che scelte così importanti siano condizionare prevalentemente da questioni di carattere economico.
Piuttosto, sembrerebbe opportuno porsi la seguente domanda: stante la necessità di effettuare valutazioni realmente utili ed efficaci (sempre nell'ottica di rispettare i principi "alti" della VAS, vale a dire la possibilità di introiettare la dimensione ambientale nel PP favorendo una sua formazione, in termini di contenuti, diversa rispetto alla prassi consolidata che vede, normalmente la proposizione di scelte uniche fin dall'inizio) cosa ci si aspetta, in termini di competenze, da chi valuta?
Sulla base di questi spunti (che certamente possono essere arricchiti e - perché no? - confutati), sembra evidente che la VAS debba essere intesa soprattutto come un diverso modo di pianificare, agevole ed efficace (senza temere la banalità che spesso accompagna valutazioni "soft" di tipo anglosassone).
Il tema degli indicatori e del loro utilizzo quindi, va visto anzitutto come un nodo centrale per il buon funzionamento del meccanismo complessivo della valutazione e per l'efficacia della stessa.
Partendo dalla lettura critica di alcuni casi di studio, il gruppo cercherà di suggerire indicazioni per la scelta degli indicatori e le più efficaci metodologie di analisi.
Il programma dei lavori prevede:
- raccolta di casi applicativi;
- loro lettura critica con particolare attenzione ai temi della scelta degli indicatori e della metodologia applicata;
- valutazione della attendibilità e concretezza delle metodologie e indicatori scelti;
- redazione di un documento di sintesi che illustri quanto ai punti precedenti;
- Definizione delle caratteristiche necessarie di un indicatore;
- Illustrazione di metodologie di valutazione alternative già sperimentate
|