Basilicata. Il riordino delle Province, un’occasione perduta?

25/10/2012
E’ in pieno svolgimento l’attuazione del “riordino” (diminuzione) delle Province italiane, previsto dalla Legge n.135 del 7/08/2012 (spending review). 

La maggiore perplessità che questa operazione induce è quella che le deriva dall’essere del tutto avulsa da qualsiasi nesso, rapporto organizzativo, con i territori sui quali incide, ancorata com’è esclusivamente ai due parametri dimensionali (apparentemente) “neutri” dell’estensione territoriale (2.500 kmq), e del numero degli abitanti (350.000).

Parametri che non costituiscono assolutamente “variabili indipendenti” che agiscono in maniera   indifferenziata, e quindi (si presume) “equamente” sulla geografia dei territori (e loro ripartizioni provinciali), ma che invece saltano a piè pari, e travolgono, le identità territoriali consolidatesi in secoli di storia nazionale, antica e recente, delle quali le Province dovrebbero costituire la pertinente articolazione politico-amministrativa: identità che costituiscono la struttura profonda del “sistema-Italia“.

Forse da un Governo “tecnico”, impegnato peraltro in una salutare stagione di riforme della finanza pubblica, ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa in più nell’approccio alla questione-Province, proprio perché Governo in qualche modo avulso (o quasi) dai meccanismi di condizionamento politico (nazionale e locale), che hanno a lungo bloccato, anzi hanno fatto incancrenire per proliferazione indiscriminata, la riorganizzazione delle Provincie.

E invece, l’applicazione acritica dei due parametri numerici, sta producendo in tutta Italia una serie di contraddizioni ed incongruità tra identità territoriali e nuove circoscrizioni provinciali, come nel caso specifico della Regione Basilicata,ove nelle due città (storicamente, a fasi alterne, capoluoghi della provincia lucana), le due Assemblee Municipali, portatrici di legittimi interessi contrapposti, poste davanti all’alternativa secca dell’unica Provincia scaturente dai fallaci parametri numerici, hanno dato la risposta che non potevano non dare: divergente, ma soprattutto foriera di pericolose e qualunquistiche reazioni di rigetto della stessa identità regionale.

Opportunità avrebbe voluto che si intavolasse una pacata e documentata riflessione sui contenuti ed i contorni geografici delle identità territoriali, regionale e provinciali, dalle quali trarre gli spunti per un corretto “riordino” delle Province della Basilicata.

Riflessione che avrebbe fatto emergere, a giudizio dell’INU, anche sotto il profilo culturale,  due importanti e decisive questioni:

  1. La Basilicata è una Regione caratterizzata dall’essere territorio-cuscinetto (di ampia estensione: circa 10.000 kmq), terra di frontiera, geomorfologica e storica, tra gli assi costieri adriatico e tirrenico; Regione che assume la sua legittimazione storico-geografica quale entità istituzionale di governo ed organizzazione autonoma dei territori interni (a quei due assi), retti dalla cordonatura appenninica ed aventi sbocchi nello Jonio; territori che altrimenti costituirebbero lontane e sfilacciate periferie di quegli stessi assi costieri (con buona pace delle ripartizioni regionali della “Fondazione Agnelli”);

una Regione caratterizzata inoltre dalla coesistenza di due sistemi storico-geografici: quello appenninico (affacciato sul Tirreno), e quello delle basse valli e pianure joniche, con coronamento murgiano (ad affinità pugliese); una Regione che quindi non può rinunciare ad una articolazione istituzionale di livello intermedio (due Province) che ne rappresenti e governi le due autonome specificità, appunto, storico-geografiche ed identitarie; identità che si costruiscono a livello provinciale, e che fanno sintesi a livello regionale (Basilicata).

  1. nel comprensorio murgiano, che si sviluppa a cavallo del confine orientale lucano, e del quale la città di Matera è parte integrante, è da sempre riscontrabile una forte convergenza di storia, cultura, relazioni territoriali, economia, che delineano e consolidano un’autonoma organizzazione di interessi territoriali rispetto all’asse costiero adriatico; organizzazione che si sta formalizzando, in Puglia, nella cosiddetta “Città Murgiana”, e che sta avendo riscontri, in questi giorni, negli stessi Consigli Comunali di quel comprensorio.Dall’approfondimento di queste questioni sarebbe potuta scaturire una diversa, omogenea identità provinciale appulo-lucana, da riportare nell’ambito dei confini della Regione Basilicata.

Identità geograficamente definibile quale territorio-cerniera tra l’asse costiero adriatico (del quale la “città metropolitana” – Bari – è leader), i territori dell’Appennino lucano (Potenza), e la piattaforma salentina (“Grande Salento”).

Una identità forte, che nasce dalle evidenti necessità di decongestionamento del corridoio adriatico, e di consolidamento di un asse interno alternativo (Murgia-Pollino) che interseca l’intera attuale circoscrizione provinciale materana; disegno di organizzazione territoriale proveniente da analisi obiettivi della realtà ed esplicitato chiaramente in tutti gli strumenti di pianificazione di area vasta (Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale) sia pugliesi (Bari, BAT, Taranto, Brindisi), che lucani (Documento Preliminare al PSP della Provincia di Matera); disegno che l’operazione di “riordino” delle Provincie, se condotta con accorte operazioni di marketing territoriale, avrebbe potuto legittimamente tradurre in un nuovo confine istituzionale della Provincia di Matera, ampliato alla dorsale murgiana, che con ogni probabilità avrebbe superato, ma a ragion veduta, i rigidi paletti dimensionali posti dal Governo centrale.

Questo approfondimento non è avvenuto e, nell’incertezza istituzionale, stanno trovando spazio pulsioni emotive che spingono addirittura verso la disgregazione della stessa Regione Basilicata: contro qualsiasi interesse dei lucani ed assecondando, non volendo, disegni che prefigurano l’eliminazione della nostra Regione..

Ai nostri decisori politici il compito di farsi portatori delle vere istanze identitarie dei nostri territori, su basi concrete. Si individuino gli opportuni atti di governo, in esercizio di democrazia, necessari per dare sbocco positivo a tali istanze. Solo così si possono evitare improvvide ed improvvisate ”derive” territoriali.

L’INU Basilicata, così come ha fatto l’INU Nazionale, lancia l’allarme in modo accorato: la gestione nazionale di questa Riforma autorizza sospetti di volontà disgregative dell’autonomia dei Territori a favore di riflussi centralisti.

Alla fine, la tanto attesa Riforma di ridisegno delle istituzioni di governo intermedio del territorio nazionale, si rileva come una Riforma “contro”: “contro” le identità territoriali e le loro autonome forme di organizzazione di governo; “contro” i cittadini che dette identità esprimono, sorreggono, e sulle quali, pazientemente nel tempo, costruiscono lo sviluppo (anche economico) delle comunità, locali e nazionale (“sistema-Italia“).

p. il Direttivo INU/Basilicata

il presidente  - arch. Lorenzo Rota -

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