L’Inu sottoscrive l’appello “Per un’Europa federale”

17/05/2014
PER UN’EUROPA FEDERALE - L’eredità di Luigi Einaudi
Luigi Einaudi è riconosciuto maestro del pensiero federalista del Novecento ed ha influito sulla formazione di due grandi europeisti quali Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, ispirando loro il Manifesto di Ventotene del 1941. 
Il federalismo europeista einaudiano prende le mosse dalla demolizione del mito – foriero di dittature e di guerre – dello stato sovrano, indipendente dagli altri ed economicamente autosufficiente e perciò alla ricerca di spazi vitali capaci di garantirgli le materie prime necessarie alle produzioni e gli sbocchi di mercato dei prodotti. A questo mito, Luigi Einaudi contrappone la visione anticipatrice della globalizzazione dei mercati e della interdipendenza degli stati, per effetto del progresso economico e scientifico.

Egli percepisce e rileva che l’economia globalizzata promuove e premia le grandi dimensioni statuali e condanna gli stati più piccoli, come quelli europei, all’emarginazione e all’irrilevanza. In proposito, così scrive: la necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli Stati esistenti sono polvere senza sostanza… Solo l’unificazione può farli durare. Il problema non è fra l’indipendenza e l’unione; è fra l’esistere uniti o lo scomparire.

Nella prospettiva dell’Unione, Einaudi ammonisce: È un grossolano errore dire che si comincia dal più facile aspetto economico per passare poi al più difficile risultato politico. E’ vero il contrario. Bisogna cominciare dal politico, se si vuole l’economico.

Allo Stato federale europeo che verrà, Luigi Einaudi appresta anche il modello, proponendone la struttura istituzionale e le competenze, con queste fondamentali preoccupazioni:

che la federazione sia un vero stato sovranazionale, dotato di poteri di governo reali trasferiti dagli stati federati. Fra questi poteri sono essenziali la libertà di circolazione di persone e di cose, il mercato unico e l’unione doganale, l’unione monetaria, la sicurezza comune;

che siano rispettati i parametri della democrazia, del parlamentarismo, della tutela degli stati più piccoli;

che sia perseguita la crescita economica, sostituendo alla filosofia della scarsità, propria dello stato piccolo, la filosofia dell’abbondanza propria dello stato grande.

***

Rischi di involuzione del processo di integrazione europea

È oggi viva la preoccupazione che il processo di integrazione europea concretamente avviato fin dal 1957 e che ha percorso tappe importanti verso la realizzazione di una federazione degli Stati membri dell’Unione, possa registrare, con il rinnovo del Parlamento e della Commissione UE, un arretramento. La minaccia viene:
dai malumori e dai dissensi verso l’Unione, ben lontana dalle aspirazioni dei cittadini e incapace di una strategia di superamento della recessione iniziata nel 2008
dalla crisi di un euro ipervalutato e che la BCE non ha poteri sufficienti a governare per farne uno strumento efficace di politica economica dal progressivo prevalere, nelle istituzioni europee, del peso della burocrazia a detrimento degli spazi di democrazia
dal progressivo svuotamento del patto fiduciario che dopo la fine della seconda guerra mondiale si era creato attorno al progetto europeo.
L’elezione del nuovo Parlamento e la nomina dei nuovi Commissari UE porteranno a Strasburgo e Bruxelles lo scetticismo e l’ostilità verso l’Unione che ormai pervadono vasti strati dell’opinione pubblica e del ceto politico degli stati federati; con il rischio di un impatto negativo sul già lento e difficoltoso processo di integrazione.

Le Fondazioni ed il Centro Luigi Einaudi di Roma e di Torino fanno

APPELLO

ai Partiti politici, ai Parlamentari e al Governo italiani e ai candidati nazionali alle elezioni europee

PER UN’ASSEMBLEA COSTITUENTE EUROPEA

che rilanci ed acceleri il processo di integrazione federale degli Stati membri dell’UE.

L’integrazione europea è in crisi per la sua incompiutezza.

L’UE attualmente è una grande burocrazia senza un vero e proprio Stato sovranazionale e, soprattutto, senza un governo comune della politica e dell’economia, che ne fu la ragione ispiratrice.

Se si vogliono combattere la recessione, la stagnazione e le diseguaglianze, se si vuole prevenire la deflazione, occorre più Europa e non meno Europa.

Il completamento della costruzione di un’Europa federale è indispensabile:
per dare al nostro continente e agli Stati che lo compongono visibilità e ruolo internazionali
per promuoverne lo sviluppo economico e sociale per infondere nei cittadini europei speranza e fiducia in un avvenire migliore.
Beninteso, l’Europa delle riforme, della crescita e dell’occupazione e non quella dei vincoli di bilancio che soffocano lo sviluppo; con un nuovo trattato dell’euro, con meno burocrazia e più democrazia.

Sottoscrivono l’appello
“per un’Europa Federale”:

● AICI – Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane
● ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili
● AGI – Associazione Imprese Generali
● Centro Studi Economia Reale
● Fondazione Umberto Veronesi
● Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere
● INU – Istituto Nazionale di Urbanistica
● Società Aperta
● Paolo Astaldi
● Mario Baldassarri
● Luisella Battaglia
● Paolo Buzzetti
● Pellegrino Capaldo
● Fabio Cerchiai
● Pierluigi Ciocca
● Enrico Cisnetto
● Daniela Condò
● Paolo Costa
● Giancarlo Cremonesi
● Enrico Tommaso Cucchiani
● Antonio D’Amato
● Domenico da Empoli
● Domenico De Masi
● Giuseppe De Rita
● Roberto Einaudi
● Francesca Romana Fantetti
● Vito Gamberale
● Francesco Gianni
● Fiorella Kostoris
● Gianni Letta
● Stefano Micossi
● Umberto Morelli
● Nerio Nesi
● Paolo Nesta
● Guido Pescosolido
● Gustavo Piga
● Romano Prodi
● Enrico Salza
● Paolo Savona
● Carlo Scognamiglio Pasini
● Maurizio Sella
● Gianpiero Sironi
● Enzo Siviero
● Valdo Spini
● Giorgio Squinzi
● Anna Maria Tarantola
● Pietro Terna
● Luisa Todini
● Umberto Veronesi
● Luciano Violante
● Silvia Viviani
● Valerio Zanone

Fondazione Luigi Einaudi – Roma
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